M5S sceglie Salvo Raciti come candidato sindaco di Acireale. I suoi primi obiettivi: taglio indennità del 30%, turismo e wi-fi in tutta la città

Salvo Raciti, candidato ad Acireale per M5S

Salvo Raciti, candidato ad Acireale per M5S

Acireale – Occhi blu grandissimi e giovani, forse più dei suoi 57 anni. Salvo Raciti, economo in una struttura per anziani, ha annunciato la sua candidatura a sindaco di Acireale con il Movimento Cinque Stelle dopo trent’anni di “riposo” dalla vita politica che lo aveva visto molto vicino al partito socialista, consigliere dell’Asl 37 e il libretto rosso di Mao in tasca. Nulla in comune con il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, a parte il cognome e la città di residenza. In quegli anni “pensavo che per cambiare qualcosa dovevi entrare all’interno del sistema, quando poi mi sono ritrovato davanti al bivio del fare carriera senza che tutto funzionasse nel modo migliore, ho mollato”.
Come è entrato nel mondo a 5 stelle?
“È successo un anno e mezzo fa. Lavorando alla Ipab Oasi Cristo Re (un sistema che andrebbe rivisto) ho avuto la possibilità di una “finestra” quando Beppe Grillo è venuto a Catania per appoggiare la campagna di Angela Foti alle Regionali”.
Qual è il suo cruccio?
Vedere tutti questi giovani, mio figlio compreso, che non hanno un futuro.
Le cose che farebbe immediatamente…
Il lavoro. Acireale ha una potenzialità che neanche immaginiamo. Perché non attivare le progettualità dell’imprenditoria privata che viene legata dai vari burocrati che operano dall’interno delle strutture pubbliche? Se invece deve operare nell’edilizia trova la strada facilitata… Vorrei rilanciare il turismo. Abbiamo le Terme che se venissero recuperate porterebbero frutti per tutta la città.
Come le sembra la gestione del commissario?
Fallimentare.
Quali sono i problemi di Acireale?
“Il commercio, per iniziare che è stato distrutto dai centri commerciali. Io vedo la soluzione nelle ZTL. Utilizzerei spazi e strutture inutilizzate, le Ipab ad esempio e il Santonoceto è uno di questi. Lo farei diventare qualcosa di molto simile a un centro commerciale al centro della città, ma anche luogo di ritrovo per gli anziani o per gli orti sociali come quelli che sono stati realizzati a Bologna. Farei dei parcheggi in zona Cappuccini, negli spazi che ci sono lì ci potrebbero entrare 350 auto contro i 92 di Corso Umberto che non svuoterei ma rivalorizzerei. Poi renderei fruibili le nostre bellissime zone archeologiche, come quella di Santa Venera al Pozzo, e la riserva di Capo Molini”.
La prima cosa da sindaco?
“Rinuncerei al 30 per cento dell’indennità. E con me, giunta e gettoni di presenza. I 120mila euro risparmiati l’anno potrebbero essere utilizzati per cose più utili”.
Seconda cosa.
“Il wi-fi in tutta la città. Così eviteremo alle famiglie di pagare 20 euro al mese di abbonamento. Noi non promettiamo, come stanno facendo tutti, posti di lavoro. Persino alla Provincia che è stata abolita”.
Terza cosa.
Dare a ognuno la dignità che ha perso. Ancora girano i pacchi di pasta…
Cosa pensa dell’Area Metropolitana?
“Da ignorante mi sono andato a leggere i documenti. In effetti al momento è qualcosa di molto fluido. Da qui a novembre si potrà solo parlare, ma a ottobre ci dovrebbero essere i decreti attuativi”.
Non è il sindaco capofila a guidare l’Area?
“La legge dice che i sindaci dei vari comuni eleggeranno il sindaco dell’Area Metropolitana che potrebbe non essere quello di Catania”.
Le andrebbe bene di fare parte dell’area di Catania?
“Diventare sudditi di Catania proprio no, ma qualcuno sta lasciando passare questo messaggio. Chi adesso si sta sbracciando per difendere la verginità di Acireale, dimentica che la città è stata venduta a un noto senatore”.

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