Forza Italia e Articolo 4 si contendono Catania. Il Pd trionfa in tutta Italia ma tonfa nella zona etnea

Mentre il Pd vinceva in tutta l’Italia a Catania subiva alcune clamorose battute d’arresto.
Quella più grave è senza dubbio avvenuta ad Acireale, tra l’altro città del parlamentare nazionale (imposto senza primarie da Bersani) e segretario regionale Fausto Raciti, dove il candidato democratico, Sebi Leonardi, non è arrivato neppure al ballottaggio.

Per la poltrona di primo cittadino della Città dei 100 campanili se la vedranno dunque Roberto Barbagallo, area di centro, uomo di Nicola D’Agostino, e Michele Di Re, centrodestra, uomo di Basilio Catanoso.
Espressioni delle due più importanti segreterie politiche cittadine. Tonfo del Pd anche ad Aci Castello dove si è riconfermato sindaco Filippo Drago, centrodestra; al secondo posto Carmencita Santagati, ex assessore della giunta catanese di Raffaele Stancanelli ma sostenuta in questo caso anche dal Megafono; al terzo Maurizio Marino espressione massima dei democratici castellesi.

A Motta S. Anastasia, Anastasio Carrà, di Articolo 4, diventa sindaco superando di soli 15 voti Daniele Capuana. Lì si era già consumata la scissione del Pd tra lo stesso Capuana e l’esponente locale del Pd, Danilo Festa, che alla fine ha tentato una sua corsa autonoma verso la poltrona di primo cittadino. Poiché Motta è al di sotto dei 10.000 abitanti, niente ballottaggio e sconfitta sicura.

Infine il caso Zafferana con il solo Alfio Russo candidato sindaco che aveva il compito di raggiungere il 50% + 1 di affluenza degli aventi diritto (ha votato il 64%) e poi di raggiungere il 50%+1 di voti validi. Superati entrambi gli steccati Russo sindaco rimarrà sindaco per altri 5 anni.

Per quanto riguarda le europee degli 8 parlamentari spettanti al Collegio Isole, e cioè a Sicilia e Sardegna, ben tre sono catanesi: Giovanni La Via, Salvo Pogliese e Michela Giuffrida. Il primo, uscente, ha avuto vita abbastanza facile nella lista NCD-UDC, il cui unico problema è stato superare lo sbarramento del 4%. Il secondo ha avuto un’affermazione di tutto rispetto nella lista di Forza Italia dove ha battuto personaggi del calibro di Gianfranco Micciché e Innocenzo Leontini. La terza ha invece sbancato letteralmente la lista del Pd, dov’era candidata da indipendente con il sostegno di Articolo 4. Il direttore di Antenna Sicilia ha infatti ottenuto oltre 90.000 voti superando nettamente Giovanni Fiandaca, candidato uomo ufficiale del Pd, Michela Stancheris, candidata di Rosario Crocetta, il sindaco di Agrigento Marco Zambuto e quello di Trecastagni, nonché europarlamentare uscente, Giovanni Barbagallo.

Più avanti della Giuffrida si sono piazzati Renato Soru, inarrivabile con il voto plebiscitario ottenuto in Sardegna, e Caterina Chinnici, sostenuta dall’intero Pd siciliano. Per Michela Giuffrida ma ancora di più per Lino Leanza, leader di Articolo 4, un successo dalle dimensioni enormi e forse inimmaginabili alle vigilia del voto.

Mentre Renzi festeggia e si appresta a governare fino al 2018, cosa succederà al Pd siciliano? Forza Italia saprà ritrovare slancio dal fatto di avere tenuto dignitosamente in Sicilia? I centristi, come Leanza e D’Agostino, forti dei loro risultati verso quali alleanze andranno? E i grillini, praticamente spariti alle amministrative, rischiano di non poter più frenare la loro marcia all’indietro? Tutti quesiti che potranno trovare un risposta locale a seconda di quello che succederà a Roma e questa volta la capitale e molto, molto più vicina di quanto sia mai stata.
G.I.

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