Se le varianti sostituiscono il Prg… a Catania funziona così da 45 anni. E il consigliere Arcidiacono arma una (giusta) polemica

Il-PRG-PiccinatoQuando la coerenza è coerenza. È questo l’unico commento possibile al richiamo fatto dal vicepresidente del Consiglio comunale, Sebastiano Arcidiacono, di Articolo 4, sulla questione relativa alla varianti al Piano Regolatore Generale di Catania. L’ultima volta che di Piano si è parlato “con autorevolezza” è stato nel gennaio 2012 da parte dell’allora Mpa. C’erano l’attuale assessore all’Urbanistica Salvo Di Salvo (allora capogruppo autonomista in Consiglio), l’attuale vicesindaco Marco Consoli (allora presidente del Consiglio), Sebastiano Arcidiacono assessore della Giunta Stancanelli e Alessandro Porto attuale capogruppo di “Con Bianco per Catania” (allora presidente della Commissione urbanistica). C’era, soprattutto, l’allora presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che accompagnò l’allora sindaco Raffaele Stancanelli. Il titolo del convegno “Piano regolatore, il volto nuovo di Catania”. Una scelta quasi profetica, considerato ciò che fanno adesso molti protagonisti di quella giornata e in particolare, appunto, Arcidiacono che ha esortato il sindaco Bianco a non fare più uso di varianti ma di cercare di fare approvare rapidamente il Prg.
Una polemica vecchia ma che di tanto in tanto si rinnova anche perché sono anni che si discute di PRG ma non si approva mai. Ma proviamo a ricostruire, ancora una volta, l’intera storia.

La vicenda storica del Piano Regolatore della Città di Catania è complessa e molto articolata, si tratta di “quarant’anni di vicende intricate”. La storia di Catania attraverso i Piani parte dalla proposta, rimasta senza approvazione amministrativa, del piano di risanamento e di ampliamento della città elaborata da Gentile Cusa e pubblicata nel 1888, procede attraverso i progetti presentanti al concorso nazionale per il PRG nel 1931 ed arriva all’approvazione, nel 1969, del Piano redatto da Luigi Piccinato.

IL PIANO GENTILE-CUSA

Il piano di risanamento e di ampliamento della città redatto da Bernardo Gentile Cusa nel 1887 non venne mai approvato ma, pur essendo costituito soltanto da una corposa relazione e da una semplice planimetria schematica, secondo il parere quasi unanime dei tecnici condizionò lo sviluppo della città almeno fino al primo dopoguerra. Tutta la parte della città che si estende dalla zona del Carmine fino a piazza Europa, sia a nord sia a sud di viale XX Settembre e di corso Italia, è infatti un prodotto di quel Piano; come da esso derivano le espansioni ottocentesche della città verso sud e verso ovest. Questo si è verificato perché le condizioni economiche e le aspirazioni di Catania erano tali che bastava un semplice disegno di un reticolo viario per convogliare in una direzione unitaria le energie finanziarie dei vari ceti sociali che aspiravano ad investire nella costruzione di case di abitazione, di palazzi d’affitto, di ville borghesi e nobiliari.

IL PIANO PICCINATO

Luigi Piccinato

Ebbe un destino meno fortunato il Piano Piccinato del 1963, adottato dal Consiglio Comunale nel 1964 e attualmente vigente. Il Piano, pur riducendo fortemente gli indici di edificabilità allora in vigore, disegnava una città aperta verso il territorio circostante destinata ad ospitare 700 mila abitanti. Ma negli ultimi 40 anni Catania non è affatto cresciuta numericamente come aveva previsto Piccinato anche perché le limitazioni imposte con il PRG del 1964 hanno incrementato lo spostamento delle attività edilizie a monte della città, oltre i suoi confini amministrativi. Ben 250.000 persone abitano in quell’area e invadono ogni mattina il centro con migliaia di macchine. Catania era invece stata dotata di un PRG elaborato per una città in cui la popolazione stava crescendo a ritmo accelerato, quasi vertiginoso, negli anni in cui era chiamata la “Milano del sud”.

IL PIANO CERVELLATI

L’eredità raccolta dalla giunta Bianco e dall’architetto Pierluigi Cervellati, in vista della revisione del PRG, è una fisionomia urbana con una casistica di problematiche molto densa. Il primo passo di Cervellati è dunque quello di trasformare in “centro” la periferia poiché la città che si trova di fronte è costituita da un territorio urbano caratterizzato da un elevato indice di occupazione del suolo, disordinato e “destrutturato”. Vengono quindi individuate, all’interno dei confini comunali, un certo numero di città/comunità, non sempre coincidenti con la suddivisione dei quartieri ma sempre riferite a una “storia” o a una “struttura” in grado di facilitare l’aggregazione degli abitanti e il loro senso di appartenenza ad una comunità. Un altro tema centrale individuato nel Piano Cervellati è quello della mobilità. Dallo scenario dei dati si ricava uno scenario di mobilità squilibrato, che impegna alcune direttrici oltre la loro capacità massima ammissibile, causandone la congestione nella fasce orarie coincidenti con l’apertura e la chiusura di molte attività. La limitata disponibilità di stalli di sosta all’interno del bacino di traffico comporta l’occupazione selvaggia di ogni spazio disponibile con conseguente rallentamento dei flussi per restrizione delle carreggiate stradali e a causa del traffico dovuto alla ricerca di un posteggio. Il PRG di Cervellati fu ritirato dall’amministrazione Bianco il 5 agosto 1996 e questo atto diede l’avvio a una “discussione” tra l’amministrazione stessa e la commissione consiliare Urbanistica sui contenuti del cosiddetto maxi-emendamento presentato dai numerosi consiglieri comunali il 28 settembre 1996. Il lavoro sullo strumento urbanistico continua sotto la guida dell’architetto Antonio Latini ma, dopo una serie di dibattiti e convegni, sul PRG di Catania sembra calare un velo di silenzio.

IL PIANO DEL CENTRODESTRA

Dopo oltre quattro anni di lavoro, sarà l’amministrazione guidata da Umberto Scapagnini, il 23 dicembre 2004, a trasmettere il Piano Regolatore Generale della città di Catania al Consiglio Comunale. Poi di nuovo silenzio finché nel 2009 Raffaele Stancanelli, con la ricomposizione dell’Ufficio Piano riprende l’iter; nel giugno 2011 le idee generali vengono esposte in Consiglio. Il 25 agosto 2011 la Regione comunica che la “Valutazione ambientale strategica” (Vas) è necessaria per portare l’atto in Consiglio. Il Consiglio comunale intanto lavora e la Commissione Urbanistica nei primi giorni di aprile 2013 licenzia il Piano e lo trasmette in Consiglio. Appena una settimana dopo arriva la sentenza della Regione sulla Vas: non va bene. A quel punto, a circa un mese dal voto per l’elezione del nuovo sindaco, non c’è più il tempo per fare nulla. Sarà il nuovo Consiglio comunale ad approvare il PRG. Il Consiglio attualmente in carica. Il sindaco Enzo Bianco, nel maggio 2013, in piena campagna elettorale, disse che il Prg poteva essere approvato rapidamente. È passato più di un anno è tutto sembra essere assolutamente fermo. Eppure, l’approvazione del Prg, potrebbe essere la vera e importante. La prima e non la “125° cosa da fare”.

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