Dall’attività del Coordinamento Unesco: “L’Etna potrebbe dare ricchezza e lavoro”

Il tavolo del convegno svoltosi a Presa

Il tavolo del convegno svoltosi a Presa

A Presa, frazione di Piedimonte Etneo, questa volta non si è trattato della solita sagra paesana, con pane, salsiccia e note stonate. Lo ha ben spiegato il sindaco Ignazio Puglisi che ha proprio voluto portare in piazza un dibattito importante per cercare di coinvolgere al massimo i cittadini. L’argomento, infatti, riguardava la valorizzazione del territorio dell’Etna alla luce dell’attività del Coordinamento Unesco di Sicilia. Non parole a vuoto ma proposte per progetti concreti.

Oltre al sindaco Puglisi sono intervenuti il rappresentante regionale dell’Unesco, Paolo Patanè, il rappresentante di EtnaRe – Rete di Imprese, Giuseppe Palanga, l’ordinario di Economia, Maurizio Caserta, e il presidente del Parco dell’Etna Marisa Mazzaglia. E non solo: c’erano anche il sindaco di Randazzo Michele Mangione e quello di Fiumefreddo Marco Alosi, il vicesindaco di Giarre Salvo Patanè che è anche il delegato per la zona etnea del Coordinamento dei comuni Unesco della Sicilia e Giuseppe Idonea che ne è il direttore generale. Splendido, in apertura, un video sull’Etna realizzato da cameraman della Rai Giovanni Tomarchio.

Tutti concordi nell’affermare che l’Etna potrebbe essere ancor di più una fonte di ricchezza, sviluppo e lavoro. L’intero territorio ha infatti peculiarità tali da potere offrire ai turisti un prodotto unico al mondo. Eppure quello che accade e ancora peggio del tanto vituperato “mordi e fuggi”. Il sistema sarebbe dunque quello di creare micro impresa, in particolare quella giovanile, per dare una risposta di qualità alla grande offerta turistica. Il Coordinamento Unesco, in questo senso, gioca un ruolo chiave. Innanzitutto è un ottimo sistema per promuovere il territorio, non l’Etna che già si promuove benissimo da sola, ma tutto quello che si può offrire ad un turista.

La situazione naturale e logistica dell’area ha mille possibilità diverse, molto variegate e che spaziano in un territorio molto ampio che, pur avendo l’Etna come fulcro essenziale, si estende da Capo Passero a Cefalù, attraverso ben sette siti patrimonio Unesco dell’Umanità. In quest’ambito, oltre alla ricchezze paesaggistiche e storiche, può e deve giocare un ruolo primario l’enogastronomia siciliana in tutte le sue variegate e persino salutari sfaccettature. Insomma, il potenziale di ricchezza e di sviluppo di questo determinato settore è tale che potrebbe fermare la diaspora dei giovani cervelli siciliani e persino farne arrivare altri dall’estero.
Dare quindi alla Sicilia, una centralità nuova e basata non solo sulle produzioni manifatturiere di massa, ormai emigrate in oriente, ma sulla qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

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