La sindrome di Gennareniello ha aperto la stagione del Teatro dell’Istrione, con la regia di Valerio Santi e Francesco Russo

Valerio Santi

Valerio Santi

Si è aperta alla grande la stagione del Teatro dell’Istrione con “Gennareniello”, commedia scritta da Eduardo De Filippo nel 1932 che appartiene a quella cerchia di atti unici composti appositamente per la compagnia Ribalta Gaia. Gennareniello è senza dubbio uno tra i più interessanti atti unici della sua drammaturgia anche per via dei rapporti che lo legano ad altre sue opere composte precedentemente e non.

Sebbene le tematiche di Gennareniello appaiano esteriormente banali e inconsistenti, si rivelano invece straordinariamente valide e significative al fine di far rivivere la poesia; la poesia di Gennaro e del suo essere “Gennareniello”, la poesia di Tommasino e della sua spensierata innocenza, la poesia di Concetta e della sua gelosia, una gelosia ancora viva e forte verso un amore puro, vero e consolidato dai segni del tempo.

La commedia breve, apparentemente inconsistente nella trama e leggera per le figure comiche di Tommasino e della sorella zitella di Gennaro, è invece intrisa da una profonda melanconia dell’autore nei confronti di quegli uomini che, sempre attratti dalle grazie femminili e dalle lusinghe della giovinezza, non si rassegnano al passare del tempo. E vivono in una famiglia che, essi pensano, non li circonda dell’amore e della considerazione che desidererebbero. Essi si sentono, ancora gennarenielli, ma senza reali speranze per l’avvenire, non si rendono conto, o non vogliono, di essere diventati, quello che forse sono sempre stati, dei poveri gennari.

Una situazione che i due registi e anche attori, Valerio Santi e Francesco Russo, sono riusciti a rendere alla perfezione. Lo spirito di Eduardo è stato infatti rispettato con sagacia, intelligenza, nella sua corretta interpretazione. Accanto a Santi e Russo un cast affiatato e di ottimo livello recitativo: Irene Tetto, Marina La Placa, Cindy Cardillo, Concetto Venti, Daniela Sapio, Aurelio Rapisarda. Il pubblico ha apprezzato, gradito e si è pure divertito.
Di Valerio Santi anche le scenografie e le luci; di Francesco Russo il fondale. Fonica e luci di Aldo Ciulla mentre i costumi sono stati forniti dalla costumeria de L’Istrione.
Prossimo appuntamento all’Istrione il 12, 13 e 14 dicembre con Ingeborg di Kurt Goetz.

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