Nasce il Crocetta-Ter. I nuovi dodici seduti al tavolo di giunta con la speranza che risolvano problemi vecchi

CAOSAzzeramento sì, azzeramento no. È questo il dilemma che da giorni agitava la Regione siciliana. Gli alleati avrebbero voluto che Rosario Crocetta cambiasse tutta la giunta, il presidente vorrebbe soltanto cambiare qualcosa. Ma alla fine eccola la nuova giunta: Restano al loro posto con le medesime deleghe Lucia Borsellino, alla Salute, e Linda Vancheri, alle Attività Produttive. Mentre i nuovi che arrivano sono: Alessandro Baccei, economista, all’Economia, scelto da Crocetta su indicazione del ministro Delrio; Vania Contrafatto, sostituto procuratore di Palermo, Antonio Purpura, ordinario di Economia del Turismo all’Università di Palermo; Cleo Li Calzi, presidente del nucleo di valutazione fondi strutturali extraregionali; Bruno Caruso, docente universitario, esperto di diritto del lavoro, tutti in quota Pd; Mariella Lo Bello in quota Megafono; Maurizio Croce, dirigente Invitalia, esperto nel campo della prevenzione rischio idrogeologico per il PDR; l’avvocato Nino Caleca, vicino ad Articolo 4. Per l’Udc ci sono Marcella Castronovo, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio e Giovanni Pizzo, ex capo della segreteria tecnica dell’assessore alle Infrastrutture. La nuova giunta doveva essere presentata stamattina, appuntamento rimandato per “rispetto all’aula” ha dichiarato il presidente.

Il presidente Rosario Crocetta

Il presidente Rosario Crocetta

Renziani, cuperliani, pontieri, intermediari, ex democristiani in grande spolvero che trattano, tramano, chiedono, esigono. Invece di pensare al bene comune, cercano poltrone e posti di potere, per gestire i loro interessi e il loro piccolo orticello.
Intanto è stato presentato a Palermo il 27° Rapporto semestrale sulla situazione congiunturale dell’economia nel Mezzogiorno elaborato da Fondazione Curella e Diste Consulting. I dati sono terribili, da paura: il Pil del Sud in 7 anni è sceso di 15 punti percentuali, si sono perduti 736.000 posti di lavoro, la disoccupazione è arrivata al 21%, c’è stato un aumento del 22% delle famiglie povere, un 14,5% di consumi in meno. Nei primi sei mesi di quest’anno il Pil del Mezzogiorno ha registrato un calo dell’1,2%; 120.000 persone hanno perduto il lavoro e la disoccupazione giovanile è quasi al 60%.
Una situazione che non migliorerà nel 2015 anzi, si prevede un ulteriore calo del pil dello 0,5%, altri 15.000 posti di lavoro saranno perduti e la disoccupazione salire almeno di un altro punto percentuale.

«I dati sono da bollettino di guerra, l’andamento del mercato del lavoro è preoccupante – ha detto Pietro Busetta presidente della Fondazione Curella – Siamo recessione e il Mezzogiorno ne risente di più rispetto al resto d’Italia. Il Centro-Sud ha bisogno di un progetto di sviluppo mirato, per riportare l’economia ai livelli del 2007, ma per vederne gli effetti dovremo aspettare almeno 10 anni».
Stando così le cose, dalle nostre parti, non c’è più spazio per l’indignazione. La misura è colma. Tanti anni fa, quando questa indignazione era meno diffusa ma le menti più sagge vedendo già i semi del disastro nascostamente germogliare, Giuseppe Prezzolini si ritirò in Svizzera in esilio volontario e da lì tuonò: «L’italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l’insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno politica sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche».

Mat

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