Regione, Crocetta partorisce il topolino e in Sicilia “scoppia la pace nel mondo”

Crocetta e Delrio

Crocetta e Delrio

Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha assegnato le deleghe della sua terza giunta. Nulla di particolarmente nuovo e in fin dei conti, dopo tutte le polemiche degli ultimi mesi, si può ben dire che la “montagna ha partorito il topolino”. Ecco il dettaglio: Alessandro Baccei va all’Economia, Lucia Borsellino alla Sanità, Nino Caleca all’Agricoltura, Sebastiano Caruso al Lavoro, Marcella Castronovo agli Enti locali, Vania Contrafatto all’Energia, Cleo Li Calzi al Turismo, Mariella Lo Bello alla Formazione, Giovanni Pizzo alle Infrastrutture, Antonio Purpura ai Beni Culturali, Linda Vancheri alle Attività produttive.
Vedremo cosa sapranno fare. In ogni caso è un governo regionale che nasce innanzitutto dal placet che Crocetta ha ricevuto dal segretario nazionale del Partito Democratico e premier, Matteo Renzi. Via libera e sostegno che ha portato, su espressa richiesta del sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, all’assegnazione di una delega importante come quella dell’Economia ad Alessandro Baccei.

Ha anche fatto finire le proteste e le polemiche da parte del segretario regionale del partito, Fausto Raciti, che adesso definisce la giunta Crocetta «Siamo tutti compatti a sostenere questo nuovo governo politico di svolta». E intervistato dal Giornale di Sicilia ha aggiunto: «Smentiamo l’idea che il problema con Crocetta fosse legato a correnti o sottogoverno. Abbiamo condotto una battaglia per dare un governo nuovo alla Sicilia, che sia all’altezza di un compito difficilissimo».
Un appoggio che porta anche in Sicilia un pizzico dell’accordo con Roma, come del resto ammette anche Raciti sempre al Gds: «Sì, Roma c’è in questo governo. E in fondo non è un male che la nuova giunta diventi lo strumento per responsabilizzare il governo nazionale sulle emergenze della Regione. C’è bisogno di un rapporto stretto». E dunque anche qualcosina dell’accordo del Nazareno. Ecco perché quelli del Mpa, che anche se nominalmente orfani di Raffaele Lombardo, hanno sempre più fiuto politico degli altri, pur votando la sfiducia a Crocetta si sono dichiarati pronti a discutere passaggio per passaggio le varie proposte del Governo.

Roberto Di Mauro, capogruppo del Partito dei Siciliani – Mpa all’Ars, in occasione del voto alla sfiducia ha dichiarato in aula: «Voteremo a favore della sfiducia perché abbiamo firmato la mozione. Ma dobbiamo recuperare la nostra autonomia rispetto al centrodestra. Questa mozione è il prolungamento del patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi? Questa mozione segna una svolta per quanto ci riguarda. Da adesso in poi valuteremo le iniziative del governo. Conosco e stimo gli assessori Caleca, Li Calzi e Croce».
Tempi anticipati rispetto a Forza Italia che, a causa della presenza di deputati come Nello Musumeci e Marco Falcone (non fedelissimi di Berlusconi visto che provengono entrambi da Alleanza Nazionale), ritarda a seguire le regole dell’accordo del Nazareno. Appoggio che mette in crisi il Nuovo Centro Destra che invece credeva di potere essere l’unica stampella dall’opposizione per Crocetta nei momenti difficili. Una maggioranza compatta quindi e un’opposizione spaccata in due: da un lato i pentastellati e dall’altro Mpa, Forza Italia e Ncd. Crocetta potrà stare tranquillo per un bel po’ di tempo.
Mat

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