Renzi, il lavoro e l’amnesia a sinistra

Manifesto Partito Comunista

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Il tema del lavoro è per le forze di sinistra e di centrosinistra il punto fondamentale della propria azione politica. Lo era quando la disoccupazione era sotto controllo, figurarsi ora che le cose vanno molto male. Normale quindi che il lavoro diventi tema focale e occasione di scontro tra il Governo ed i sindacati che devono o dovrebbero difendere i lavoratori. In particolare per la Cgil e la Fiom che seguono ancora le strategie più tradizionali.

Ha senso quindi l’appello del premier Matteo Renzi quando dice all’assemblea di  Confindustria che «c’è un disegno per spaccare in due l’Italia e dividerla tra padroni e lavoratori. Il lavoro non sia terreno di scontro politico. Non si può sfruttare il dolore dei cassintegrati, dei disoccupati, dei precari». Ma ribadisce anche ai lavoratori di Brescia: «Non consentiremo a nessuno di fare battaglie politiche strumentalizzando il lavoro, provando a dividere ideologicamente tra padroni e operai. L’Italia è una e unita. E la cambieremo tutti insieme, senza paura. Per tornare finalmente a crescere».

Ci sia o non ci sia il “disegno” è ovvio che tutto deve essere ricondotto a un dialogo più civile altrimenti si rischia davvero il tracollo. Che poi Renzi, come ha ottimamente argomentato Pierluigi Battista alcuni giorni fa sul Corriere della Sera, in un articolo titolato “L’assurda amnesia sulla storia socialista”: «Damnatio memoriae forse è troppo, ma questa cancellazione di ogni sia pur minimo frammento che ricordi la tradizione socialista italiana, questo annichilimento persino lessicale, questa sparizione assoluta di un pezzo importante della nostra storia, come vogliamo definirla?». Così passa che la storia della sinistra in Italia sia solo quella del Partito Comunista Italiano. Renzi che di centrodestra non è, a quale tradizione si richiama dunque nel momento in cui si trova alla guida del più importante partito del centrosinistra italiano?

Una piccola amnesia o confusione che potrebbe lasciare troppo spazio o chance a coloro che ancora non si sono resi conto che il Muro di Berlino è ormai stato abbattuto dal oltre venti anni? Come ben ricorda Battista, fu il PCI, lo stesso da cui provengono Susanna Camusso e Maurizio Landini, a votare contro lo Statuto dei lavoratori voluto dai socialisti Giacomo Brodolini e Gino Giugni. Una legge all’avanguardia oltre quaranta anni fa, oggi ovviamente superata dai fatti e dai tempi, che adesso i post-comunisti difendono a spada tratta. Un chiaro segnale del concetto di modernità che il comico Maurizio Crozza ha ben evidenziato in un’esilarante scenetta televisiva. Renzi, neppure lui, può permettersi di dare a costoro un qualsiasi alibi.

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