Camera di Commercio Catania. Sì all’accorpamento delle quattro province joniche eppure Messina sogna un polo unico con Reggio Calabria

L'ingresso della Camera di Commercio di Catania

L’ingresso della Camera di Commercio di Catania

Accorpamento o non accorpamento? È questo il bandolo della matassa sul quale si sta discutendo dalla settimana scorsa alla Camera di Commercio di Catania quando il commissario Lo Bosco ha convocati tutte le organizzazioni di categoria per sapere cosa ne pensavano e ne pensano gli imprenditori etnei.
“Un atto non dovuto – ha specificato il segretario della CCIAA di Catania, Alfio Pagliaro – frutto solo della sensibilità del commissario. Per tastare gli umori”. E alla fine, con umori di diverse sfumature, la decisione è stata presa: sì all’accorpamento. Ma con i debiti distinguo che andranno valutati “in base alla situazione economico-patrimoniale di ciascun ente. “Un aspetto fondamentale – ha precisato Pagliaro – visto che ciascuna ha agito in modo diverso dalle altre. Ciò che importa è l’equilibrio e per far questo bisogna verificare la compatibilità. Ecco perché è stato fissato un altro appuntamento, entro questa settimana, per fare il piano economico finanziario”.
Ragusa, Messina e Siracusa hanno già deliberato l’accorpamento?
“Ancora no ma visto che trapani, Agrigento, Caltanissetta e Trapani da un lato e Palermo e Enna dall’altro si sono già accorpate tra loro – ha affermato Pagliaro – anche le altre devono procedere. E siccome UnionCamere nazionale parla di un minimo di 80.000 imprese iscritte diventa quasi un obbligo, per loro, o accorparsi con Catania o fare un polo a tre che escluda Catania”.
Ma non ci vuole la continuità territoriale? Messina potrebbe unirsi a Siracusa o Ragusa?
“No. Non hanno la continuità ecco perché è gioco forza procedere. Quindi o Catania resta sola (con le sue 100.000 imprese) e si uniscono le altre tre o si fa un’unione a quattro”.
Eppure si parla di Messina che vorrebbe accorparsi con Reggio Calabria…
“Tutto è possibile, ma sono realtà regionali diverse. Non so se è possibile con la normativa vigente (imposta dalla 580). L’accorpamento con Reggio potrebbe essere anche auspicabile però a quale unione regionale farebbero capo? Sicilia o Calabria? E poi Messina che è sottoposta, per alcuni aspetti, alla normativa regionale siciliana, che è a statuto speciale, come gestirebbe la cosa? Forse si potrebbe ovviare al problema decidendo una sede principale… In ogni caso ciò che decidono le Camere dovrà essere inviato al ministero che esprimerà il suo parere”.

Forse Messina vorrebbe davvero unirsi a Reggio in nome di una supremazia che alla città dello Stretto è sempre mancata ma i tempi sembrano troppo brevi. Tutto, infatti, dovrebbe essere fatto entro febbraio e il fatto che la Sicilia sia una regione a Statuto speciale non aiuta.
E se anche Messina riuscisse a coronare il suo sogno mettendo sul piatto una continuità territoriale tirrenica di non poco conto, sarebbe gioco forza per Siracusa e Ragusa afferrare al volo il gancio offerto dalla consorella catanese per la costituzione di un polo che sarebbe davvero del Sud Est.
“Anche perché la prima cosa che bisognerà fare sarà quella di scegliere un nome” ci dice Pietro Agen presidente di Confcommercio Sicilia.
Che tempi occorrono per fare tutto?
“È fondamentale essere veloci. La prima tappa è che le altre province che ci vogliono stare, decidano l’accorpamento con una delibera dell’organo competente o del commissario. Quindi il commissario di Messina deve adottare la delibera, a Siracusa c’è un consiglio direttivo in carica che deve deliberare la fusione, idem a Ragusa”.
Quali sono i tempi di adempimento imposti dal decreto ministeriale?
“All’inizio si doveva far tutto entro gennaio, poi è stato posposto tutto al mese di febbraio. Se veramente, come dicevano tutti, c’è questa importanza di ripristinare gli organi costitutivi, adesso vedremo e domani mattina dovremmo avere tutte le delibere. Chi non delibera entro febbraio perde la possibilità di avere quella integrazione che arriva ogni anno dal fondo di solidarietà da Roma.
“Poi i commissari e gli organismi – continua Agen – dovranno predisporre una bozza di statuto e di regolamento che va a definire la nuova realtà territoriale. Tutto questo per non incorrere nell’errore di credere che Catania fagociterà le altre province. Non è così. La Camera di commercio di Catania muore, ma moriranno anche le altre, ed è per questo che io dico sempre di essere stato l’ultimo presidente di Catania. E la prima cosa da fare sarà quella di scegliere un nome”.
Questo accorpamento, allargamento territoriale, avrà un risvolto nella gestione dell’aeroporto di Fontanarossa?
“Come farà a non averlo, considerando che mettendo assieme Messina, Siracusa, Ragusa e Catania l’insieme farà 5/8 dell’aeroporto, è facile capire cosa vuol dire. Questa nuova realtà avrà cinque ottavi non dell’aeroporto di Catania ma dell’intero sistema aeroportuale (quindi anche Comiso)”.
Qualcuno sostiene che dovrebbero essere abolite tutte le Camere di Commercio…
Sarebbe un errore clamoroso. Le Camere sono finanziate dai contributi dei propri soci. Lo Stato non spende una lira, anzi normalmente si ruba i soldi. L’ultima che ha fatto è stata quella di prendere la gestione della tesoreria delle CCIAA. Il che vuol dire che tutti i soldi delle CCIAA, che hanno un mare di soldi, li hanno messi nelle casse della tesoreria statale. Forse avrebbero dovuto pensare di abolire alcune province o alcuni comuni e darli in gestione alle CCIAA. Almeno nel sistema anagrafico avremmo fatto sfracelli”.
Monica Adorno

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