Variante “Centro storico”: sì a osservazioni e idee prima dell’approvazione in giunta

Piazza Duomo Catania

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Qualità e rigenerazione sono gli elementi caratterizzanti questa bozza di variante al Prg per il Centro Storico che gli uffici comunali hanno elaborato, offrendo alla Città uno strumento capace di coniugare le azioni di recupero e consolidamento dell’edilizia privata con le grandi linee di strategiche di sviluppo riconnettendo il mare e il suo porto all’area urbana come già avviene per altri grandi città italiane come Genova o Trieste. Accoglieremo proposte e suggerimenti». Lo ha detto quasi due mesi fa il sindaco Enzo Bianco intervenendo nella Vecchia Dogana del Porto di Catania dove su iniziativa dell’assessorato all’urbanistica retto da Salvo Di Salvo sono stati illustrati alla Città le linee guida della variante “Centro Storico” al Piano Regolatore Generale.
La bozza della proposta del centro storico, è pubblicata dal 22 dicembre sul sito del comune di Catania ed eventuali osservazioni e proposte potranno essere inoltrate via email all’indirizzo:variantecentrostorico@comune.catania.it  o recandosi direttamente presso l’assessorato all’urbanistica, previo appuntamento, per essere opportunamente valutate sempre nell’intesa di strutturare un provvedimento condiviso.

Dunque nulla di definitivo ma un percorso aperto. Sempre nel momento della presentazione dell’intero progetto, l’impianto della variante urbanistica è stato illustrato dall’architetto Rosanna Pelleriti, dirigente del Servizio Pianificazione del Comune. In dettaglio è stato evidenziato come «il nuovo strumento urbanistico interviene a tutela e conservazione del patrimonio architettonico storico, e culturale,  incidendo positivamente  sulla qualità urbana dell’edilizia presente in centro storico, rigenerando il tessuto edilizio che negli anni è stato oggetto di alterazioni, degrado e abbandono, incompatibili con il contesto globale del nostro centro storico della città, dichiarato patrimonio dell’Unesco, sin dal 2002».
Nel merito sono stati analizzati, 433 isolati per un totale di 6000 unità edilizie, su un’estensione di superficie pari a 241 ettari; essenzialmente la città ricostruita dopo il terremoto del 1693 e cioè quella settecentesca e ottocentesca. Sulle unità edilizie sono stati fatti i rilievi catastali e fotografici permettendo così la classificazione delle edilizie storiche e contemporanee, individuando in modo  dettagliato le tipologie di intervento edilizio che si potranno effettuare sulle singole unità, garantiscono certezze procedurali, regole ben definite, responsabilità condivise.
Nei giorni scorsi sono intervenute nel dibattito con una lettera aperta le associazioni Città Insieme, Comitato Antico Corso, Comitato dell’indirizzo, Comitato San Berillo, Comitato Porto del Sole, Gapa, I Cordai, I Giovani Siciliani, La Città Felice, Legambiente, Lipu Catania.
«Per i Centri storici – hanno scritto – è metodologicamente preferibile la strada dei “piani particolareggiati” la cui esperienza in alcuni comuni siciliani (Siracusa, Ragusa Ibla, Palermo) dimostra la loro proficuità non soltanto in termini di tutela e conservazione del patrimonio storico, ma anche in termini economici e occupazionali».

Dopo questa premessa, di fatto favorevole sia allo strumento sia al metodo, le associazioni formulano una serie di osservazione. Innanzitutto scrivono che la «interpretazione delle regole che disciplinano gli interventi ammissibili per ciascuna tipologia edilizia è assai ardua ed in alcuni casi contraddittoria». La critica riguarda principalmente la possibilità di effettuare la maggior parte degli interventi con una semplice comunicazione allo Scica. Inoltre esiste anche il rischio di un aumento delle superfici
A causa «del riconoscimento di un premio di cubatura fino al 35% per gli interventi di demolizione e ricostruzione (con ulteriori casi limite in cui la cubatura può essere addirittura triplicata), l’atto urbanistico in commento apre la strada ad un’ulteriore densificazione edilizia che il nostro Centro storico non può permettersi».
Secondo le associazioni, poi, «Vengono consentiti troppi interventi trasformativi negli edifici di tipo minore». Viene sottolineata l’importanza del recupero e della riappropriazione delle aree lasciate libere dalla dismissione degli ospedali Vittorio Emanuele e Santo Bambino cosa che «restituirebbe dignità ai quartieri in cui sono ubicati e garantirebbe alla cittadinanza preziose occasioni di aggregazione e di vita comune». Infine, nella lettera, si esprime preoccupazione perché «si nota l’assenza di prescrizioni atte ad impedire il realizzarsi del progetto di RFI per il raddoppio della linea ferroviaria con la realizzazione della nuova devastante galleria al di sotto del Centro Storico e della piazza del Castello Ursino. E’ auspicabile integrare la Variante con chiare indicazioni in merito al progetto alternativo concordato con l’Amministrazione comunale».

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