Inaugurazione Anno Giudiziario Tar: pessimista relazione del presidente Salvatore Veneziano

Presidente Tar Catania

Presidente Tar Catania Salvatore Veneziano

Si è tenuto nei giorni scorsi la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione di Catania, nel corso della quale il presidente Salvatore Veneziano ha tenuto una lunga, dettagliata relazione. È stato anzitutto ricordato il periodo di tempo, il biennio 2009-2011, nel quale l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa. Lo scorso anno è stato il quarantennale dell’istituzione del Tar Catania ma è stato anche un anno pieno di preoccupazione a causa della riforma del Governo che prevedeva la chiusura della Sezione catanese.
Eventualità sventata dall’azione congiunta da parte di tutte le istituzioni cittadini, sindaco Bianco in testa. Veneziano si concede anche una tiratina di orecchie alla stampa parlando anche di «episodi di negativi commenti giornalistici a singoli provvedimenti giurisdizionali, comunque rientrati – anche quando non condivisibili – nell’esercizio del diritto di cronaca e di commento di atti che, in quanto destinati a trovare una qualche composizione a conflitti tra interessi contrapposti, sono per forza di cose destinati a “scontentare” qualcuno”.
Nel corso del 2014 sono stati depositati presso il Tar di Catania (che ha competenza anche per Messina, Siracusa, Ragusa ed Enna) sono stati depositati 3.203 nuovi ricorsi. Sono stati definiti 8.544 ricorsi su un totale di 54.637 di inizio anno. Alla fine dell’anno, i ricorsi pendenti erano 49.296 ed è quindi stata «infranta la soglia psicologica delle 50.000 pendenze arretrate».

Nel 2014 sono state tenute, dalle quattro Sezioni interne, complessivamente 87 camere di consiglio e 86 udienze pubbliche: nelle prime sono stati iscritti al ruolo 2.654 ricorsi, dei quali 1.295 giudizi cautelari e 1.359 altri camerali; nelle seconde sono stati iscritti al ruolo 1.660 ricorsi. Sono state pubblicare 2.750 sentenze; delle quali 424 brevi, 5.615 decreti decisori (5.315 decreti di perenzione e 300 altri decisori), 820 ordinanze cautelari, 166 decreti cautelari monocratici, 515 ordinanze collegiali, 19 decreti ingiuntivi, 59 decreti collegiali, 386 tra ordinanze e altri decreti presidenziali.
La Commissione per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ha tenuto 9 sedute ed ha esaminato 261 istanze; ne sono state accolte 154, respinte o dichiarate inammissibili 71; 35 sono state esitate con provvedimento istruttorio 1 con esito di non luogo a provvedere.
«I dati relativi al numero di ricorsi definiti – ha precisato Veneziano – e al calo delle pendenze rispetto all’anno precedente può essere considerato soddisfacente solo ove si consideri che la dotazione organica del Personale di Magistratura è, nel corso dell’anno, diminuita per effetto del trasferimento ad altra sede di diversi colleghi.
Tale depauperamento di professionalità non ha potuto, infatti, essere compensato dall’assunzione in servizio dei tre nuovi colleghi Referendari, non solo dal punto di vista numerico, ma, al di là della massime capacità e disponibilità dimostrate, per l’ovvia necessità di assicurare un inserimento nelle attività, progressivo e rispettoso della esigenza di acquisizione di un minimo di esperienza operativa».
Il presidente Veneziano è dunque poco ottimista per quel che riguarda il 2015: «Personalmente ho piena consapevolezza della insostenibilità di una situazione che vede la Sezione di Catania collocarsi per pendenze arretrate al secondo posto in termini assoluti e prima in termini proporzionali tra gli uffici giudiziari amministrativi italiani. Come se il Tar del Lazio, di consistenza tripla per Sezioni interne e Magistrati avesse oggi oltre 200.000 pendenze invece di 70.000. Purtroppo – conclude – una serie di considerazioni mi induce a escludere che la situazione, in termini di dotazione di Magistrati e personale di segreteria e amministrativo, possa migliorare nel breve periodo».

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