Raffaele Cantone a Catania, il responsabile dell’Autorità Nazionale Anticorruzione firma un protocollo per il rispetto della legalità

Cantone firma il protocollo

Cantone Firma il protocollo

«In Sicilia il modo migliore per fare carriera in politica e in magistratura è dichiararsi antimafioso, usare l’antimafia come strumento di potere, come mezzo per diventare potenti ed intoccabili». Lo scriveva Leonardo Sciascia sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987. Un articolo controverso che suscitò tante aspre polemiche anche negli anni successivi, che non si sono spente neanche dopo la morte dello scrittore alcamese. Polemiche che sull’argomento si riaprono in occasione del “caso” legato ad Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, che nelle ultime settimane è stato accusato di avere avuto rapporti diretti con la mafia.

L’articolo pubblicato su “La Repubblica” lunedì scorso, a firma di Attilio Bolzoni e Emanuele Lauria, è un vero pugno nello stomaco per chi aveva creduto in alcune cose. Esce fuori un quadro che è ben peggiore di quello ipotizzato da Sciascia che probabilmente pensava ad uno uso “personale” dell’antimafia. In questo caso l’ipotesi è che si fosse creato un “sistema dell’antimafia” che garantiva impunità e quindi libertà di fare qualsiasi cosa. Tutto da provare, ovviamente. Anche perché i rapporti tra l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo – adesso plurindagato e già condannato in primo grado – c’erano e sono incontrovertibili. Bisogna però vedere su che basi erano impostati. Negli ultimi mesi avere avuto rapporti con Lombardo, a meno di clamorose abiure (peraltro numerose) è stato considerato un peccato difficilmente cancellabile. Come se tutto quello che ruotasse attorno al politico di Grammichele fosse irrimediabilmente sporco e totalmente contagioso. Vero è che si trattava di un sistema spesso non condivisibile ma vero è anche che Lombardo era il Presidente della regione eletto dai siciliani, da tantissimi siciliani, e li rappresentava con pieno diritto. Magari non lo si stimava come uomo e come politico ma la figura istituzionale era assolutamente un’altra cosa.

Tutto questo sembra acqua passata ma purtroppo non lo è. In fondo Lombardo, come Cuffaro prima, potrebbero essere stati strumenti utilizzati dall’antimafia di professione spesso per fare le medesime cose. E magari sotto sotto, fare anche affari e accordi con entrambi. E, alla fine, magari prendere il loro posto nel sistema del potere in Sicilia. Gli altri, quelli che avevano visto giusto in tante occasioni, e accordi non ne avevano mai né voluto fare né fatti, sono magari rimasti ai margini perché non sufficientemente “antimafiosi”. Ma sarà tutto o vero oppure solo una delle tanti mistificazioni all’italiana?

Intanto il responsabile dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, è stato a Catania su invito del sindaco Bianco. A Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio etneo, ha incontrato i sindaci del Distretto del Sud Ets della Sicilia.
Tutti in piedi alla sua entrata. Un tributo che di norma va al Presidente della Repubblica. Ma il ruolo di Cantone è molto sentito. E lui non perde tempo ad entrare nel vivo dell’incontro dicendo: «Voi siete i primi veri attori della lotta anticorruzione».
«Perché questa battaglia non la possiamo certo vincere da soli», ha aggiunto e poi ha messo in guardia dai rischi delle incrostazioni nella pubblica amministrazione: «Rotazione non è una cattiva parola, e il Piano anticorruzione non è un adempimento burocratico, ma una grande occasione, soprattutto per allontanare l’immagine di opacità dei nostri territori e diventare credibili».
«Dipende – ha continuato rivolgendosi ai sindaci – da voi, da quanto ci credete. E quanto credete nella trasparenza che può impedire la corruzione perché rende evidenti anche quei meccanismi di non decisione che rappresentano il vero tema da dibattere».

C’è stato spazio anche per qualche sorriso quando il presidente dell’Autorità ha raccontanto di un Comune  che «non è del Meridione», ha tenuto a precisare, «che ha copiato integralmente il Piano anticorruzione del Comune vicino. Al punto da lasciare i nomi dell’altro Comune e del responsabile anticorruzione».
Il riferimento era al  protocollo d’intesa per la costituzione di una rete tra i rappresentanti legali dei Comuni del Distretto per la prevenzione della corruzione e la promozione della legalità e dell’integrità appena firmato dal sindaco di Catania Enzo Bianco e quelli degli altri due Comuni capoluogo del distretto, ossia Giancarlo Garozzo, di Siracusa, e Federico Piccitto di Ragusa, ma anche i rappresentanti delle tre Camere di commercio.

Il protocollo prevede il raggiungimento di una serie di obiettivi a cominciare da quello di condividere iniziative e attuare misure di prevenzione della corruzione che supportino il Distretto nelle attività di sua competenza. Si proporrà quindi alle Prefetture la stipula di appositi protocolli di legalità che garantiscano nelle eventuali procedure di scelta del contraente di iniziativa del Distretto, l’utilizzo di clausole per la prevenzione, il controllo e il contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa nonché per la verifica della sicurezza e delle regolarità dei luoghi di lavoro. Prevista anche la condivisione di banche dati, informazioni, esperienze, al fine di promuovere “best practice” e la cultura dell’integrità nelle organizzazioni appartenenti alla rete. Ci sarà anche l’implementazione di relazioni sistemiche con gli organismi nazionali deputati alle tematiche che indichino criticità comuni agli aderenti alla rete. Si provvederà a progettare una serie di percorsi formativi comuni con lo scopo di ottimizzare le risorse dedicate alla formazione in materia di prevenzione della corruzione. In quest’ambito e in quello dell’informazione della comunicazione, avverrà la promozione di convegni e incontri comuni sui temi della legalità e della prevenzione della corruzione.

Mat

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