Joele Anastasi in Battuage. Quel sesso da reclusi metafora di “obitorio per vivi” fa sold out per tre giorni al Centro Zo

Battuage di Joele Anastasi in prima regionale al Centro Zo di Catania

Battuage di Joele Anastasi in prima regionale al Centro Zo di Catania

Mamma a me piacciono tutti: maschi, femmine, topi, gatti, extraterrestri. Mi piace qualunque cosa mamma. Perché io voglio piacere, mamma! E voglio sapere che tutti questi a cui do piacere dipendono da me, mamma!
“Porca puttana mamma, l’ho scelto io alla fine. Non ne ho magnacci che mi costringono, se torno a casa da te il piatto dove mangiare ce l’ho mamma lo so. Ma io sono un porco mamma, il tuo piatto non mi basta. Voglio il piatto di tutti. Sei tu il mio magnaccio, mamma!”.
Battuage di Joele Anastasi ha fatto tre giorni di sold out al Centro Zo di Catania. Prende, eccome se prende lo stomaco lo spettacolo scritto e diretto da Joele Anastasi che sul palco è Salvatore. Il primo impatto è con la scenografia cruda e amara di bagni pubblici sporchi e anonimi per uomini. Latrine quasi che diventano spogliatoi in cui cambiare faccia, viso, capelli, abiti e apparenza.
Battuage è la storia di un luogo popolato da zombi notturni che vanno in cerca di sesso facile, gratis o a pagamento. Non importa come. Maschi, femmine, transessuali, omosessuali, gigolò, puttane, scambisti. Non importa chi. Basta che sia sesso e basta che sia adesso in cambio di qualcosa. Di qualunque cosa.

È un luogo e la somma dei personaggi che in quel luogo vivono, coscienti che è quella la vita che vogliono. Oltre i limiti dell’etica ma senza addentrarsi nell’erotico e nel piacere. È sesso nudo e crudo, vessillo della decadenza, anticamera e salotto del dietro-perbenismo che si celebra, quasi a un passo dalla blasfemia, in un matrimonio in nero. E così in una cerimonia che recita l’Ave Maria accanto all’esplosione del piacere dell’atto sessuale, i due sposi si giurano amore eterno. Ma è un amore marcio e distruttivo in cui le promesse sono l’esatto opposto dei sogni in rosa da adolescenti e molto più vicine alla realtà di quei bagni pubblici metafora di “obitorio per vivi”.

E no, non passa inosservato Battuage, e tra le pieghe della vostra pelle rimarrà attaccato anche l’elogio della scopata che Enrico Sortino e Simone Leonardi eseguono in un duetto eccellente.
Poco meno di novanta minuti di spettacolo con una bellissima colonna sonora e qualche piccolo dettaglio da limare: alcune scene da ridurre e la conclusione, forse, da limare.
Dopo dieci anni di quella vita e un compleanno festeggiato con la morte della mamma che non ha avuto dal figlio la bella vita che avrebbe voluto, Salvatore spegne le candeline su una torta decadente. E per noi è qui che lo spettacolo chiude il suo cerchio, nella deformità di una vita sbagliata e scelta per quello che è: brutale, bestiale ma voluta.

Joele Anastasi firma con Battuage il suo secondo lavoro con Vuccirìa Teatro, una compagnia nata nel 2013 fondata da Anastasi ed Enrico Sortino che collabora dall’inizio con l’attrice Federica Carruba Toscano. Il primo lavoro messo in scena è stato “Io mai niente con nessuno avevo fatto” vincitore del San Diego Internation Fringe Festival 2014, Roma Fringe Festival 2013 (migliore spettacolo, migliore drammaturgia, miglio attore a Enrico Sortino), Stazioni d’Emergenza Per nuove creatività 2014 (Napoli) e Festival Direction Under 30 (premio della critica).

Monica Adorno

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