In nome di Allah l’Occidente trema, scuote coscienze e rotte turistiche

IsisAllahu Akbar” ovvero “Allah è il più grande” è una frase che terrorizza ormai tutto il mondo occidentale. E pensare che, tanti anni fa, leggendo i libri di Frank Herbert, che immaginava una società simile a quella araba, quando parlava Usul Muad Dib, il capo dei Fedayn del pianeta Arrakis si provava perfino un po’ di ammirazione per quel tipo di cultura. La stessa cosa era accaduta in occasione del film Lawrence d’Arabia quando erano diventati più simpatici gli arabi piuttosto che i turchi, che per di più erano alleati dei sempre cattivi tedeschi (anche se si era nella prima Guerra Mondiale).

Come sono cambiate le cose. Adesso siamo tornati ai tempi del feroce Saladino. E l’attentato di Tunisi ha alzato ancora di più la tensione. Catania, nel volgere di pochi anni, ha pagato con un suo figlio per la settima volta un tributo di sangue e di morte. Dopo Maria Grazia Cutuli in Afghanistan nel novembre 2001; Rita Privitera, Daniela Maiorana, Giovanni e Sebastiano Consoli a Sharm el Sheik in Egitto nel luglio 2003, Horacio Majorana a Nassyria in Iraq nel novembre 2003, oggi è stata la volta di Orazio Conti.

Gli ultimi fatti hanno mostrato in maniera ancora più chiara che il conflitto tra l’Occidente democratico e laico e il fondamentalismo islamico è più che mai aperto. scriveva alcuni anni fa il politologo, giornalista e saggista francese Alexandre Del Valle: «L’islamismo è fondamentalmente intollerante e razzista, un razzismo a base religiosa, “legittimato” da Dio, e perciò molto più difficile da combattere. Come il nazismo, anche il totalitarismo verde considera il resto dell’umanità, quella non di fede musulmana, parte della categoria dei sotto-uomini, autorizzando così una nuova soluzione finale. In particolare sono i diabolici giudeo-crociati (responsabili di tutti i mali di cui soffrirebbero le nazioni arabo-islamiche umiliate) a dover pagare per le crociate, la colonizzazione, il sionismo e l’imperialismo. Come il nazismo, l’islamismo è intrinsecamente antisemita, ma anche anticristiano e, più in generale, si schiera contro tutto ciò che non è islamico, a cominciare dai “falsi musulmani” occidentalizzati, spesso infatti prime vittime della spada del jihad».

Nonostante ciò, gli occidentali ancora oggi conosco poco l’Islam e le sue articolazioni. Scriveva ancora Del Valle: «Alcuni commentatori rifiutarono per principio di mettere in relazione tra loro i termini Islam e terrorismo, preferendo parlare di “caos” o di “minaccia eversiva”, denunciando così la “politicizzazione” dell’Islam. Non si tratta dunque di un “integralismo” come gli altri, ma una ideologia di distruzione di massa, un imperialismo guerriero e conquistatore a pretesa religiosa. Al fanatismo spirituale viene infatti sommata una pericolosa volontà di rivincita di un mondo, quello arabo-islamico, “umiliato” dal colonialismo. Si tratta in realtà di un totalitarismo teocratico, patologicamente anti-occidentale e giudeofobo».

Del Valle si chiedeva se le «democrazie pluraliste sono preparate ad affrontare questo nemico che dichiara apertamente l’intenzione di distruggerle dall’interno, tentando di conquistare i loro territori e di convertire le loro popolazioni. Le società occidentali sapranno lottare contro questo nemico (che conta sempre più adepti all’interno del miliardo e trecentomila musulmani nel mondo) dai molteplici volti?». A quanto pare ancora no perché questo nemico ha come miglior alleato i valori stessi delle democrazie: le libertà di circolazione, di espressione e di coscienza. qualcuno finora era riuscito a trovare qualche giustificazione al terrorismo. La risposta dei tunisini, però, è stata questa volta chiara ed inequivocabile, come pure quella di tutti i musulmani che ripudiano ogni forma di violenza, creando un effetto di trascinamento che potrebbe avere dei risvolti al momento impensabili.

Mat

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