Quel desiderio smodato di essere nobile nel 1958. “Il blasone” commedia brillante va in scena anche domenica alle 18

Il blasoneLa storia basa tutto sull’omonima poesia di Giuseppe Gullotta scritta quasi 50 anni fa. Stiamo parlando de “Il blasone” commedia brillante in tre atti ambientata nella Catania del 1958. È andata in scena lo scorso fine settimana nel Teatro Sotto il Tocco, in via Ravanusa n. 18 a San Giovanni la Punta, e replicherà domenica prossima, 19 aprile alle 18.

La storia vede i personaggi vivere in un momento preciso di quell’anno: le elezioni politiche. Una situazione che proietterà il pubblico a rivivere le emozioni di una “raggiante Catania”.

Don Filippo Ciaredda è “malato” di nobiltà e resta sconvolto quando la figlia Domenica gli presenta un fidanzato assolutamente borghese fa il recalcitrante. In effetti Don Filippo nobile non è ma una volta arricchitosi ha dato libero sfogo alla sua mania procurandosi a pagamento dei documenti che attesterebbero la sua nobiltà. Un desiderio sbeffeggiato dal suo stesso fratello. Situazioni comiche al limite del grottesco che hanno fatto sinceramente divertire il pubblico che si è goduto il caratteristico spaccato di una Catania non solo “raggiante” ma anche rampante.

Nel cast Rita Blanco (Mena Ciaredda), Carmelo Lo Faro (don Filippo), Enza Cabbanè Concetta Spasimo), Giovanni Maugeri (Baronetto Casimiro di Linera), Giusy Vinciguerra (Domenica Ciaredda), Pippo del Popolo (Cavaliere Alfio Ricasolli di Linera), Vincenzo Santangelo (Carmelo Nogara), Francesca Tringali (Maestrina Chiromante), Simone I. Russo (Ufficiale giudiziario), Maria Romano (Baronessa di Tonino), Michele D’Amico e con l’amichevole partecipazione di Salvo Sottile. Regia di Davide A. S. Gullotta, diretto di scena Michele D’Amico e tecnico audio luci Simone Russo.

Il blasone (poesia)

Fu così che un bel giorno per spavaldica/decise d’indagare il suo passato./Scrisse di corsa pure a quell’araldica/chiedendo se ci fosse un suo “casato“./“Madre francese figlia di antenati/guerrieri di tal re che non ricordo/ma certamente bene imparentati/d’un ammiraglio che morì a tribordo”./Mentre pel padre: “Sempre titolato/sino al bisnonno. Questi perse al gioco,/restò povero e pazzo, rovinato/da vendersi i blasoni a poco a poco”./Ma non fa niente. Sempre nel suo sangue/restò quel tanto da potersi dire:/Nobile vero!… E così che langue/il desiderio di poter fiorire./Presenta già la moglie “Baronessa”./Bacia la mano a donne per la strada,/traendone così, per compromessa,/una linea tutta conformata./Progetta matrimoni pei figli/solo con gente assai selezionata/e non si sgarra, senza apporre appigli:/Matrimonio sarà con titolata!/Scantona un po’ la sua teoria/quando, qualche fratello per sventura/sposa i suoi figli.. “Ah che porcheria/con gente bassa d’origine assai scura”./Nel mentre, qualche figlio, di nascosto/si fidanza con tipo assai normale/e non c’é verso, non ci può l’imposto/per rispettare certo la morale./Sono rimaste le sue teorie,/le critiche più aspre pel fratello./Tutte parole, tutte fesserie/che gli sbattono in faccia! È questo è bello!

Giuseppe Gullotta (+ 13/09/1989)

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