Giovanni Rodolico, l’ultimo Mastro d’ascia della Riviera dei Ciclopi. A rischio storia e tradizione

Giovanni Rodolico, l'ultimo mastro d'ascia di Aci Trezza

Giovanni Rodolico, l’ultimo mastro d’ascia di Aci Trezza

Un tempo i Mastri d’ascia erano diffusi in tutta la riviera dei Ciclopi. Più che semplici artigiani, veri maestri nella realizzazione delle imbarcazioni. Vere barche di legno, non come quelle di oggi di materiale sintetico o diavolerie simili. Giovanni Rodolico è l’ultimo Mastro d’ascia di Trezza. Una tradizione di famiglia da ben quattro generazioni. Purtroppo la cattiveria della gente, la burocrazia, le nuove regole rischiano di fare chiudere la sua attività che dovrebbe invece essere inserita in quei beni intangibili dell’Unesco perché bella ed ormai rara. Il suo cantiere è lì dalla fine dell’Ottocento ma adesso stanno facendo di tutto per farlo andare via e dove non si sa. Eppure Giovanni Rodolico, che a Trezza chiamano “U vaccarolu” è conosciutissimo in paese e anche noto al di fuori grazie alla tante storie che sono state raccontate su di lui. Ci sono anche diversi bellissimi video su Youtube che lo riguardano. In particolare quello realizzato da Gaetano Torrisi e Deborah Lo Castro premiato al concorso “I Live Italy”. Il sindaco di Aci Castello, Filippo Drago, ha dichiarato che farà di tutto per aiutare Giovanni. Ma le cose non sembrano essere facili.

Intanto la comunità trezzota si mobilita in favore di Giovanni. L’associazione Centro Studi Aci Trezza fa appello al vicesindaco trezzoto Ezia Carbone di intervenire affinché ponga in essere una decisa azione politica tesa a salvaguardare l’esistenza dell’ultimo mastro d’ascia trezzoto e si impegni in prima persona quale assessore all’urbanistica per vincolare l’area comunale storica dell’alaggio delle barche trezzote con esclusiva destinazione a pescherecci tipici della marineria trezzota e relative imbarcazioni di legno a titolo totalmente gratuito. La gratuità nasce dal fatto che il porto è nato da una battaglia degli anni 60 portata avanti dai poveri pescatori locali per riparare le proprie imbarcazioni dal pericolo dei marosi provenienti da scirocco, storia che certamente il vice sindaco trezzoto conoscerà.

A margine di ciò l’associazione culturale ribadisce che il panorama di pontili galleggianti e motoscafi non è lo scenario adeguato all’Isola Lachea e ai Faraglioni dei Ciclopi, basterebbe leggere I Malavoglia: “Da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua”. Da millenni questo specchio di mare ha visto solcare barche in legno realizzate alla maniera tradizionale e le istituzioni pubbliche hanno l’onere di battersi perché la storia continui.

Antonio Castorina, presidente del Centro Studi, precisa: «Facciamo appello al vice sindaco trezzoto Carbone che è il più alto rappresentante nell’amministrazione nel paese di Trezza affinché faccia tutto quello che è in suo potere per salvare la storia di Aci Trezza che nasce dal mare e dalle barche di legno e dai mastri d’ascia che le costruiscono».

Il Centro Studi Aci Trezza ha inoltre avviato una raccolta firme affinché la Regione, che ha riconosciuto ufficialmente “le barche di legno trezzote” come eredità immateriale della Sicilia, intervenga urgentemente contro il rischio della scomparsa dell’ultimo mastro d’ascia trezzoto che è parte integrante dell’esistenza di questa antica tradizione.

Mat

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