Marò a una svolta? L’Italia può ricorrere al Tribunale del Mare

Massimiliano La Torre e Salvatore GironeFinalmente l’Italia farà ricorso all’arbitrato internazionale per quel che riguarda i caso dei due fucilieri di Marina Salvatore Girone (in India) e Massimiliano Latorre (ancora in Italia in convalescenza). Il Governo, infatti, ha la possibilità di fare ricorso al Tribunale del Mare di Amburgo come previsto dalla Convenzione sul Mare che potrebbe essere lo strumento più semplice e rapido. Basta che l’Italia presenti la domanda. Subito dopo il Tribunale inizia la procedura di istituzione del consiglio arbitrale che in tempi brevi, 4-5 mesi in tutto, diverrebbe operativo.

Nel caso in cui l’India prendesse tempo o non ottemperasse alle richieste sarebbe lo stesso Tribunale a nominare d’ufficio gli arbitri. Il tribunale così costituito potrebbe anche giudicare “in contumacia” e cioè anche se l’India rifiutasse di presentarsi in aula.

In aggiunta – è qui potrebbe essere la chiave di volta – già dopo la presentazione della domanda italiana al Presidente del Tribunale del mare potrebbero essere richieste “misure provvisorie”, che nel caso dei due marò potrebbero tradursi nella richiesta italiana di consentire loro di lasciare l’India. La destinazione scelta dal Tribunale internazionale del mare non potrebbe essere certamente l’Italia, ma uno Stato terzo anche rispetto all’India, “come il Belgio, sede della Nato e dell’Unione Europea, la Francia, il Canada o qualunque altro estraneo alla controversia.

Bisogna anche considerare che non c’era bisogno dei patetici rinvii della Corte Suprema indiana (l’ultimo ha posticipato al 7 luglio la discussione sulla giurisdizione circa il ricorso italiano) per rendersi conto che, dopo oltre tre anni, Nuova Delhi non solo non ha in mano nessun elemento per poter incriminare i due militari italiani ma al tempo stesso non ha intenzione di rilasciarli, forse temendo un impatto negativo in termini di consenso popolare per il governo nazionalista di Narendra Modì.

E che quindi potrebbe portare a qualche evoluzione “già in 4-5 mesi”. Il tempo stringe anche perché occorre sottrarre Girone dalla frustrazione della lunghissima permanenza in India e sbloccare la situazione di Latorre, la cui licenza italiana per ragioni di salute è stata prolungata da Delhi fino al 15 luglio ma difficilmente il militare potrà beneficiare di ulteriori proroghe.

In tal caso Roma si troverebbe, di nuovo, davanti al dilemma se rimandare Latorre in India oppure trattenerlo in Patria provocando la reazione di Delhi.

Solo l’improvvisazione con cui tre governi italiani hanno cercato di gestire la vicenda può spiegare il mancato ricorso, fin dall’inizio della vicenda, al Tribunale del diritto del Mare, organo indipendente delle Nazioni Unite, creato con la III Convenzione internazionale sulla legge del mare che si tenne a Montego Bay, in Giamaica, il 10 dicembre 1982. Il tribunale è chiamato a dirimere i contenziosi tra le 149 nazioni aderenti al Trattato ratificato anche da Italia e India.

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