La Grecia sotto il giogo degli interessi, ma la battaglia tra Tsipras e Merkel non è finita

02 B - Tsipras_merkel_9c5992_ml«Nel Medioevo molti contadini vivevano in uno stato di pesante soggezione. Avevano un signore al quale dovevano dare una parte del loro raccolto, giornate gratuite di lavoro, tributi di ogni genere. Avevano bisogno del suo permesso se volevano sposarsi, vendere un bene o allontanarsi dalla terra che coltivavano ed emigrare in un altro villaggio: per questo erano detti servi della gleba, che vuol dire, appunto, “servi della terra”». Questa è la definizione che la Treccani dà dei servi della gleba e sembra che rispecchi in pieno ciò che la Grecia sta vivendo in questo momento a dispetto del fatto che i servi e gli schiavi esistevano sì in Europa, ma intorno all’anno Mille o nel Medioevo. Ma la storia non va dimenticata e a più di mille anni di distanza si ricomincia: i servi sono i greci e il padrone è la Bce della Merkel fedelmente accompagnata dal quel pupo di Hollande che offre alla cancelliera ben più di un sostegno morale e politico.

Due settimane fa avevamo inneggiato a Tsipras chiamandolo eroe per essersi ribellato alla ghigliottina europea con un referendum destabilizzante e invidiabile. Anche inutile purtroppo visto che a meno di una settimana il leader greco ha accettato per forza o per ragione condizioni ben peggiori di quelle che l’Europa gli aveva proposto il 25 giugno. Così Tsipras privato del terminator-Varufakis a meno di 12 ore dal risultato del referendum ha ceduto le armi davanti al nemico. In cambio gli hanno promesso più di 80miliardi di euro, ma chissà se questi soldi andranno ai greci o alle banche che ritorneranno questi soldi a chi li ha prestati. C’è chi dice che alla Grecia andrà solo l’11%.

Ma allora perché questo referendum? Perché quel colpo di testa che ha fatto sognare non solo i greci protagonisti, ma anche gli europei che stavano a guardare convinti che quella mossa avrebbe potuto cambiare i propri destini dal giogo tedesco o della Bce o del Fondo Monetario Internazionale? Anche noi italiani, ovviamente, che siamo tanti bravi a tifare per le rivoluzioni degli altri, eravamo lì col naso in su a tifare per un’Europa più umana che fosse molto di più di una moneta da condividere.

Sembra che quel referendum non sia servito a molto, eppure questa battaglia persa da Tsipras potrebbe non significare aver perso la guerra. Per quella ci sarà tempo e luogo. In fondo in fondo quella mossa di Tsipras qualcosa di buono l’ha fatta. Ha smosso le coscienze, persino quelle dei tedeschi. Non tutti capiamoci, ma quel tanto che basta a far riflettere che prima di ridurre un popolo in schiavitù in nome dei soldi forse bisognerebbe pensare. E questo sì che fa pensare che questa vicenda non è finita qui. Anche perché, diciamolo, in questa storia sono tante le cose che non tornano. Non tornano le dimissioni di Varufakis. Non tornano i debiti che la Grecia aveva e che si è ritrovata ad avere in quantità moltiplicata. Non tornano i soldi che c’erano nelle banche greche fino a sabato scorso e quelli che c’erano poi il lunedì mattina successivo. Accreditare cifre così alte non è una cosa che passa inosservata, quindi questi soldi come sono arrivati in Grecia? È improbabile che abbiano fatto un bonifico: se bisogna prelevare, i soldi servono cash mica virtuali. Quindi gli euro o sono stati portati fisicamente o erano già sul posto.

In effetti c’è anche un’altra cosa che non torna, l’immobilismo di Renzi. Tenendosi fuori dal connubio melenso Merkel-Hollande rischia persino di farci una bella figura. Hai visto mai?

Monica Adorno

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