Turismo – Il porto e la città, confronto tra Catania e Palermo

Due città di mare e due modi diversi di vivere il territorio che confina con l’infinito. Catania celebra l’eliminazione della barra d’ingresso che, per anni, è stata sempre aperta ancorché presidiata a vista. L’apertura è prevista per il 25 aprile, poi inizieranno i lavori per realizzare anche una piscina con acqua di mare

02 B - rendering-porto-7-624x347Di certo è una buona notizia, attesa dalla città di Catania da anni. Se portata avanti, infatti, consentirà alla città etnea di tornare, come in un lontanissimo passato, ad affacciarsi sul mare. Come le città di mare tutte o quasi. Come Palermo, anche se meno di Palermo per differente morfologia tra le due città. In ogni caso, l’annuncio dato dal commissario dell’Autorità portuale catanese, Cosimo Indaco, e dal sindaco Enzo Bianco, di voler aprire il porto alla città – oggi separato visivamente e concettualmente dalla cinta doganale, oltre che dagli Archi della Marina – riparando un taglio antico e profondo, è sicuramente un importante primo passo verso il recupero del Waterfront cittadino. Certo, bisognerà attendere alcuni anni, ma l’idea c’è. E piace. Inizialmente, l’apertura del porto altro non sarà che l’eliminazione della sbarra al varco di via Dusmet, posizionata qualche anno fa per tenere sotto controllo gli ingressi al porto. Dal 25 aprile non occorrerà ritirare alcun biglietto perché il varco resterà aperto.
Nei prossimi anni, poi, grazie a circa 49 milioni di fondi governativi, saranno realizzati i lavori più profondi: non solo il rifacimento dell’impianto fognario e antincendio, ma anche l’ammodernamento della zona settentrionale con la realizzazione di una lunga passeggiata sul molo foraneo cosiddetto di levante. Nei progetti, anche la realizzazione di una piscina con acqua di mare da aprire al pubblico.

Insomma, una serie di iniziative che, se e quando realizzate – si parla di almeno due anni – potranno restituire il mare, ma soprattutto la struttura portuale alla città, separata dal waterfront da barriere visive, come nel caso del porto. Con grandi benefici anche per i turisti che potranno approdare in una struttura aperta e vitale, sul modello non solo delle grandi città portuali, da Marsiglia, a Genova a Barcellona, ma anche di una città siciliana come Palermo il cui porto è parte integrante del centro storico. Non solo. Nel capoluogo, vi sono numerose zone dedicate alla pubblica fruizione fronte mare. Una di queste, il Foro Italico, a pochi passi dal meglio che offre la città panormita, è stata strappata al degrado e restituita alla città. Oggi, con i suoi 40 mila metri quadri di prato, passeggiata e pista ciclabile, è un gioiello affacciato sul Mediterraneo.

Catania, con i progetti annunciati, potrebbe avvicinarsi alle altre città portuali, dunque, anche se a gravare sul porto etneo resta la parte commerciale, ancora predominante, come mostrano i container ammassati lungo le banchine. Una delle soluzioni prospettate da anni, per liberare il sedime portuale, è quella di spostare la parte commerciale ad Augusta, votata a questo. Ma l’eventuale eliminazione dell’Autorità portuale etnea, diretta conseguenza dello spostamento dei container nel siracusano, è forse un’ipotesi che nessuno pare voler percorrere. A costo di lasciare il porto catanese, per metà, inaccessibile.
M.T.

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