Economia – Giovanni La Via “L’olio importato dalla Tunisia rappresenta il 2% dei consumi europei”

Il parlamento europeo dà il via libera all’aumento di importazioni dalla Tunisia per due anni ma la vera ricchezza per la Sicilia sarebbe il marchio Igp chiesto a Phil Hogan

L'europarlamentare Giovanni La Via

L’europarlamentare Giovanni La Via

Catania – Dopo mesi di annunci e battaglie alla fine il Parlamento europeo ha votato sì all’aumento delle importazioni di olio tunisino in Europa per un quantitativo che aumenta di 35.000 tonnellate le quantità che possono entrare senza dazio nel territorio comunitario. Una sberla, se così si può chiamare, che sembra dare un colpo all’economia agricola – e non solo – del nostro territorio ma che nasconde, forse, alcuni elementi che meritano di essere evidenziati. Come sono andate le cose, in cosa consiste esattamente questo aumento e cosa si sta facendo per aiutare l’economia siciliana ce lo ha spiegato l’europarlamentare Giovanni La Via che ha votato No e che si sta impegnando anche sul fronte del riconoscimento Igp per l’olio prodotto in Sicilia.
Da alcuni mesi state combattendo questa battaglia contro l’aumento dell’import delle arance tunisine, ma proprio la scorsa settimana il Parlamento europeo ha votato – praticamente all’unanimità – proprio questo aumento. È corretto?
“Sì. in effetti avevamo presentato un emendamento alcune settimane fa con una bozza di accordo con la Tunisia che prevedeva l’importazione di 35.000 tonnellate per anno per due anni. Questo significa che non ci sarà un terzo anno con queste condizioni”.

Produzione italiana olive (Dati Ismea)

Produzione italiana olive (Dati Ismea)

Gli anni di riferimento quali sono?
“2016 e 2017. Dall’altro lato abbiamo presentato emendamenti che la commissione europea ha fatto propri e cioè che le 35.000 tonnellate non devono arrivare in un solo paese ma devono essere distribuite tra quelli della Comunità europea”.
A quanto equivalgono queste 35.000 tonnellate?
“Al 2 per cento dei consumi interni del mercato europeo, quindi un quantitativo minimo. Ma il motivo per cui ci siamo opposti è che non si possono fare accordi che penalizzano l’agricoltura interna e poi perché secondo noi non c’è un vantaggio per i produttori tunisini”.
Si spieghi meglio.
“L’olio in questo momento nel mercato della Tunisia viene quotato tra i 2,20 e i 2,30. Nel mercato europeo 3,50. L’importatore europeo quando prende l’olio tunisino e lo importa paga un dazio che è pari alla differenza di questi prezzi per non creare concorrenza. Chiaramente questo aumento delle 35.000 tonnellate è in esenzione da dazi. Quindi la scelta appena fatta sarà quella che compreremo olio tunisino che abbiamo sempre comprato perché serve alle nostre industrie. Ecco perché il vantaggio sarà per gli importatori e non per i produttori tunisini. Di contro noi noi avremo un danno”.

Consumo italiano olio d'oliva (dati Ismea)

Consumo italiano olio d’oliva (dati Ismea)

Qual è il prezzo dell’olio europeo?
“Il prezzo varia a seconda del periodo dell’anno. Il nostro comunque varia tra i 3,50 e i 4 euro”.
Qual è il quantitativo totale previsto adesso e qual è la percentuale che spetta all’Italia?
“Non c’è una ripartizione per paese”.
Quindi potrebbero capitare tutte in Italia?
“Sì, ma potrebbe non arrivarne nulla in Italia. L’obiettivo comunitario è quello di facilitare le esportazioni tunisine per cercare di stabilizzare il loro governo. Noi abbiamo votato no perché siamo contrari a questa misura ma queste tonnellate potrebbero essere importate da operatori commerciali spagnoli, greci italiano o tedeschi. Non dimentichiamo che, ad esempio, la Germania è un Paese di consumo e a loro quindi arriverà il prodotto finito. Quell’olio arriverà soprattutto nei paesi del sud Europa cioè in quelli in cui viene prodotto e lavorato. Tutti gli importatori europei faranno una richiesta alla commissione che suddividerà queste tonnellate in quote tramite un bando. Dopo importeranno il quantitativo assegnato e lo lavoreranno mettendolo in commercio come olio tunisino quindi con la tracciabilità. Tutto questo determinerà una garanzia sulla provenienza”.
L’olio arriva già etichettato?
“No. La Tunisia esporta olio sfuso non ha grandi impianti. Ma tutto l’olio importato arriva sfuso”.
Come si fa a sapere che ne arriva quel quantitativo e non di più?
“Perché c’è un ottimo servizio doganale che controlla questo e che imporrebbe il dazio a quantitativi superiori anche di un solo litro”.
In totale le tonnellate che arrivano quante sono?
“160.000. In Europa consumiamo all’incirca due milioni di tonnellate che non produciamo per cui abbiamo la necessità di importare. Come è evidenziato dai dati Ismea”.

Olio, l'italia nel contesto internazionale (dati Ismea)

Olio, l’italia nel contesto internazionale (dati Ismea)

Qual è la situazione italiana?
“Siamo il più grande paese esportatore e importatore di olio. Siamo i secondi produttori europei dopo la Spagna e siamo i maggiori proprietari di marchi: Monini Dante Bertolli etc. Per cui in realtà siamo un paese che ne produce tanto ma ne consumiamo ed esportiamo tantissimo”.
Chi ha votato contro?
“500 a favore, 100 e qualcosa contro. Del Pd hanno votato a favore Labresso, Cofferati, Cozzolino, Gualtieri, Paolucci, Latoia, Soru. Ma sempre del Pd hanno votato contro Chinnici, De Casiotti e Zoppoli e altri”.
Il dazio a quanto corrisponde?
“Alla differenza dei prezzi all’ingrosso. E viene pagato da chi importa. Quindi il vantaggio per i tunisini è che potranno esportare di più ma sempre ai loro prezzi”.
Quanti sono gli importatori di olio?
“In Europa saranno una ventina e sono ovviamente operatori commerciali. E ovviamente è imposto dal regolamento indicare che quell’olio specifico è tunisino”.
In cosa consiste esattamente questa proposta che ha fatto al commissario Hogan del riconoscimento Igp?
In Sicilia di Dop ce ne sono diversi. Monti Iblei ad esempio, Valli Trapanesi, colline ennesi. Già riconosciute come marchio comunitario. Se avessimo una Igp di olio siciliano avremmo un grande vantaggio, mentre Monti Iblei non è conosciuto nel mondo e forse neanche a Milano.
Che differenza c’è tra Igt e Igp?
“La prima si usa per il vino la seconda per l’arancia o l’olio”.
In Italia ci sono altri riconoscimenti Igp?
“Sì, c’è quella toscana. In effetti l’Igp per l’olio era già stato presentato ma ha avuto qualche difficoltà perché è stato obiettato che nella produzione siciliana non c’è uniformità a causa delle 30 varietà diverse che si coltivano nella nostra regione. Quindi non è caratterizzabile da un punto di vista chimico-fisico. Allora l’elemento che accomuna è quello territoriale. Noi stiamo lavorando con il commissario Hogan – conclude La Via – per il riconoscimento di un marchio europeo. Il procedimento prevede la presentazione della proposta alla Regione, poi al ministero e poi al Parlamento europeo che inizialmente l’ha bloccata e che adesso abbiamo ripresentato come misura compensativa per i produttori siciliani. Igp significa che produco ma posso anche imbottigliare fuori dal territorio, la Dop invece pretende produzione e imbottigliamento nel territorio di produzione, così come accade per l’olio dell’Etna”.
Monica Adorno

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