Trivelle, referendum e le ragioni del No

Votando Sì al referendum si agirà contro le 21 concessioni esistenti entro le 12 miglia. Oltre il limite delle 12 miglia ce ne sono 106. Si vota domenica 17 aprile dalle ore 7 alle 23

Le piattaforme interessate dal referendum sulle trivelle

Le piattaforme interessate dal referendum sulle trivelle. La mappa è stata ricostruita da internazionale.it

Domenica 17 aprile 2016 gli italiani sono chiamati a votare per il referendum sulle trivelle. Un argomento che è rimasto sconosciuto ai più fino a pochissime settimane fa e che adesso – complice anche lo scandalo Tempa Rossa o della ministri Guidi e del suo compagno Gemelli – è diventato l’argomento più gettonato del momento. Caso e fatalità? Difficile crederlo. In fondo queste intercettazioni vanno avanti da tempo e decidere di renderle pubbliche a marzo o a maggio fa, eccome, la differenza.
Ma torniamo al referendum sulle trivelle. Il quesito referendarium che ci troveremo davanti alle urne recita così: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Cosa significa esattamente non è altrettanto scontato. Chi vota Sì acconsentirà di non prolungare le concessioni attualmente attive nelle piattaforme esistenti entro le 12miglia marine dalla costa italiane. Concessioni che, in ogni caso, proseguiranno la loro “vita” per il tempo attualmente concesso. Le ultime scadenze sono fissate per il 2034, cioè tra 18 anni. Ma anche su queste date c’è molta incertezza e qualcuno sostiene che per alcune i tempi siano molto più lunghi. Attualmente le concessioni attive entro le 12 miglia sono 21 e ricadono soprattutto nell’alto e nel centro dell’Adriatico, a largo di Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia ed a queste, e solo a queste, che si rivolge il referendum. Le 106 piattaforme attive oltre le 12 miglia non saranno toccate dal referendum, proseguiranno la loro vita e le loro concessioni tout court.

In qualche modo il referendum che siamo chiamati a votare domenica 17 aprile ricorda molto quello sulle centrali nucleari del 1987. Gli italiani dissero che non le volevano, salvo poi ritrovarsi ad acquistare energia elettrica da chi la produce con il nucleare e, come se ciò non bastasse, ci ritroviamo con le centrali nucleari a un passo dai nostri confini. È servito votare Sì nel 1987? Ma soprattutto servirà votare Sì domenica 17 aprile?
Le tesi del Sì e del No giocano sui numeri e sulle probabilità a seconda del lato della barricata da cui si promuove o si avversa questo referendum. Per gli ambientalisti la tutela del mare e delle coste è l’argomento principe. Per chi lavora nelle perforazioni la sicurezza dimostrata negli anni e i posti di lavoro garantiti sono fiori all’occhiello. Ma non c’è solo questo, votando Sì impediremmo alle navi di trasportare petrolio nei nostri mari entro le 12 miglia o saremmo ovviamente costretti a far ricorso alle petroliere per importare petrolio? Potremmo avere la certezza che non si verificherà mai alcuna collisione o uno sversamento? Il petrolio o i gas naturali come il metano custoditi nei fondali marini sarebbero salvi da qualunque attività estrattiva da parte di chiunque? E ancora, che senso ha eliminare, quando sarà, 21 piattaforme, se poi poco più in là ce ne sono 106 che potrebbero provocare danni al nostro mare?

Ma c’è anche un altro aspetto, votando Sì al referendum si metterebbe a rischio il polo industriale di Ravenna, specializzato e leader nel mondo nelle perforazioni, che dà lavoro a 40.000 persone e vale oltre 6 miliardi di euro. Insomma forse il quesito referendario doveva essere formulato in modo diverso, perché così non convince.
Il referendum che siamo chiamati a votare domenica 17 aprile è abrogativo, il che significa che per passare, e a prescindere dalla quantità dei Sì espressi, deve andare a votare la metà più uno degli aventi diritto.

I seggi saranno aperti dalle 7 del mattino alle 23 e bisognerà presentarsi muniti di tessera elettorale e di un documento di riconoscimento in corso di validità. Chi si dovesse trovare senza uno o entrambi questi documenti potrà rivolgersi agli uffici comunali di residenza. Saranno aperti per tutta la durata delle votazioni.
Monica Adorno

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