La Via su “food waste” e l’obiettivo 2030 di ridurre lo spreco alimentare del 50% anche con iva zero

Dopo il voto in Commissione ENVI al Parlamento europeo la proposta andrà in seduta plenaria a maggio. La proposta dell’europarlamentare è quella di “vendere i prodotti in scadenza a prezzo ridotto e azzerare l’IVA per le donazioni di prodotti alimentari”. E l’Italia partirebbe avvantaggiata grazie alla Legge Gadda già attiva da settembre 2016

Giovanni La Via

Giovanni La Via

“Ridurre i prezzi dei prodotti in scadenza e IVA zero per le donazioni di cibo, quali strumenti di lotta allo spreco alimentare”. Così si esprime Giovanni La Via, a seguito dell’approvazione di una risoluzione di iniziativa della Commissione ENVI (Ambiente, Sanità pubblica, Sicurezza Alimentare), in vista dell’ultimo passaggio in sessione plenaria a maggio, contro la lotta al c.d “Food waste”, parte del più ampio pacchetto dell’economia circolare.
Ogni anno nell’UE vengono, infatti, sprecati circa 88 milioni di tonnellate di alimenti, con un costo per l’ambiente di circa 170 milioni di tonnellate di CO2 e un consumo di 261 milioni di tonnellate di risorse naturali. E questo anche se l’Italia, da settembre 2016, vanta una legge contro lo spreco (Legge Gadda) che la pone non solo ai primi posti tra i paesi che hanno regolamentato il settore, ma persino al di sopra della Francia che fino a quel momento ne era leader. Una legge, la Gadda che analizza tutti i settori del food waste e impone, o meglio imporrebbe, a tutti i metodi corretti di non-spreco.
Intanto però, i numeri sullo spreco alimentare sono abnormi, e indicano “un gap profondo tra le diffuse e consolidate abitudini quotidiane e un principio etico, che invita a un’ottimizzazione dei consumi di cibo in un momento storico in cui molte famiglie vivono momenti di difficoltà”. Secondo le stime del progetto “Fusion” i maggiori produttori di spreco alimentare sono le famiglie (53%), e i processi di trasformazione, con il 19%. Il settore dei servizi di ristorazione contribuisce con il 12%, la produzione primaria con il 10% e le vendite all’ingrosso e al dettaglio con il 5%.
Così l’On. Giovanni La Via spiega la necessità di adottare misure specifiche che guardano dritte all’obiettivo, posto al 2030, che prevede il dimezzamento degli sprechi alimentari in Europa.

02 A - Spreco alimentareAdottare nuove pratiche e misure che possano soddisfare i fabbisogni alimentari dei cittadini europei, riflettendo al contempo una sensibilità più moderna e vicina ai bisogni delle persone in difficoltà. “È necessario agire anche sul lato della produzione del settore agro-alimentare – spiega l’eurodeputato – al fine di contenere le eccedenze alimentari, sebbene un livello minimo sia un fattore fisiologico dell’intera catena, causato anche da fattori esterni non controllabili. Diventa centrale nella relazione della Commissione ENVI la fase della donazione, che secondo La Via “rappresenta un importante strumento per evitare che le eccedenze si trasformino in rifiuto. Per questo motivo abbiamo richiesto alla Commissione europea di rivedere la Direttiva sull’IVA per ottenere un’esenzione o un costo quasi zero in caso di donazioni di prodotti alimentari”. Ma è anche dai prezzi che passa la battaglia intrapresa da La Via, che con due suoi emendamenti, che hanno ricevuto il consenso dei colleghi, invita la Commissione e gli Stati Membri a “considerare la variabile prezzo, in rapporto alla scadenza, quale strumento per ridurre la quantità di prodotto alimentare edibile che diventa rifiuto. È nella fase di distribuzione – spiega l’on. La Via – che lo spreco si può ridurre in maniera consistente, adottando sconti proporzionali al tempo che rimane rispetto alla scadenza del prodotto. Quella che oggi è una pratica su base volontaria adottata in alcuni Paesi – ne è convinto l’europarlamentare – dovrebbe essere incentivata e favorita nei singoli Stati membri”.
Spesso sugli scaffali del supermercato troviamo, e il più delle volte non acquistiamo, prodotti vicini alla scadenza, ma, spiega l’europarlamentare, “potremmo essere incentivati a comprarli laddove scontati rispetto al prezzo originale. In più va considerato che molti prodotti conservano, nei giorni successivi alla scadenza, anche se in misura ridotta, le proprietà organolettico-nutrizionali, continuando a essere consumabili, nel rispetto dei principi della sicurezza alimentare. Per questo- conclude La Via – ho chiesto alla Commissione europea di individuare modelli logistico-organizzativi per recuperare in totale sicurezza, tutte le tipologie di prodotti ad oggi invenduti. Un incentivo per non sprecare, e mettere nel carrello della spesa, a un prezzo appetibile, un alimento che può ancora essere consumato e che altrimenti finirebbe tra i resi o i tra i rifiuti”.
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