Impresa. La Sicilia cambia pelle e per far decollare l’economia punta su sinergia e promozione collettiva

Dal mondo dell’artigianato di livello nasce Made in Sicily, l’idea di mettere insieme le eccellenze per esportare nel mondo tradizioni e cultura siciliana e produrre economia. Intanto CamCom e UniCT danno vita a un ciclo di seminari dedicati a studenti, imprenditori e operatori. Il primo inizia lunedì 19 giugno alle ore 16

Made in Sicily, la presentazione ai Benedettini

Made in Sicily, la presentazione ai Benedettini

Lo sviluppo economico della Sicilia potrebbe – ma il condizionale è solo un passaggio obbligato – passare dalle creazioni che hanno per oggetto la Sicilia: dalle produzioni dei fratelli Napoli alle collezioni di gioielli che ripercorrono storia e tradizione della trinacria. Produzioni che si inseriscono perfettamente in quelle che, già da tempo, l’Europa chiama Industrie culturali e creative e di cui la Sicilia è ricchissima. È stato presentato sotto questa luce il progetto Made in Sicily anche se in questo momento più che un progetto è quasi il lancio di un sassolino in uno stagno. Con il vantaggio di una visione che ha il sapore di pre-visione in cui il sassolino potrebbe essere una pietra preziosa e lo stagno un mare sconfinato.
“L’obiettivo odierno – ci ha spiegato il designer e titolare dei gioielli Isola Bella, Giuseppe Argurio, – nasce dall’esigenza di dare spessore culturale e storico alla nostra (di Isola Bella Gioielli) produzione artigianale un respiro collettivo in cui abbiamo coinvolto Industria01 e Officine Culturali. Lo scopo è un discorso ad ampio raggio verso tutte le imprese artigiane, da intendere come “nuove eccellenze siciliane” nei vari comparti: tessile, food etc. Il secondo passo è quello di dare uno stimolo al territorio, creando uno scambio di contatti. Poi vorremmo organizzare, magari entro l’anno, un incontro un po’ più tecnico in cui si potrebbe parlare di consorzio, di comunione di intenti e di capacità di compattare le forze”.

Il progetto affascina, non c’è dubbio. Ma chi conosce i siciliani sa che dovrà fare i conti con un’altra eccellenza: quell’individualismo esasperato che ha impedito alle cooperative di ottenere in Sicilia il successo che hanno avuto a Bologna. Ma in questo caso e forse sfruttando gli effetti di una crisi che ci ha costretto ad aprire gli occhi per vedere meglio, la vera scommessa “è insita nel titolo che descrive il primo incontro di questa operazione – ci dice Argurio – che vuole essere principalmente culturale. Si vuole dare uno spazio e un rilancio alle aziende che producono in Sicilia non tramite la competizione spicciola od obsoleta all’interno della propria bottega, ma attraverso l’offerta di servizi delle risorse e delle potenzialità che ci offre la nostra storia e il nostro territorio”. E sullo sfondo l’obiettivo è quello di imporsi sul mercato estero.

Made in Sicily, la presentazione ai BenedettiniEppure il sassolino lanciato oggi ha già un peso specifico non indifferente. Lo dicono i numeri: negli anni della crisi più nera, dal 2008 al 2012, tutti i settori hanno perso in termini di occupazione. L’unico che ha resistito, quando ha investito in creatività, è stato il settore dell’artigianato che ha registrato un +0,7%. Ma c’è di più. La creatività premia i giovani. Il 19,1% degli occupati ha, infatti, meno di 30 anni.
Lo dicono i nomi di chi è presente e tra questi oltre alla Regione Siciliana, che ha fornito il patrocinio all’evento, c’è anche l’Università di Catania, Andrea Branciforti di Improntabarre, i fratelli Napoli e la loro marionettistica, la stilista Loredana Roccasalva, Enzo Di Stefano dell’omonima Dolciaria, Seby Di Mauro di Pietracolata e Sarah Bersani di Industria01. E lo dice anche Anna Mignosa, ricercatrice all’Università di Catania e socio di Officine Culturali: “È straordinario che questo pomeriggio si stiano incontrando l’Università, il no profit e il profit, cioè le aziende, per fare un momento di scambio di idee sull’artigianato inteso non come folklore ma come dinamismo. E l’interpretazione corrente che si dà all’artigianato in Unione Europea o all’Unesco, rientra in quelle che si chiamano ‘industrie culturali creative’. Un ponte verso lo sviluppo economico e il recupero delle tradizioni, del patrimonio intangibile di un popolo, della sua identità e dei suoi saperi tradizionali. Beni che corrispondono a una risorsa potenzialmente infinita e per le quali – conclude Mignosa – io auspico una trasformazione in politica ma nel senso anglosassone del termine, intesa quindi come sviluppo e spinta a un rifiorire del settore”.
E in effetti la spinta c’è, se sono già messi in programma quattro seminari che inizieranno lunedì 19 giugno alle ore 16 alla Camera di Commercio di Catania e proseguiranno il 20, 21, 27 giugno i lavori si sposteranno a Palazzo delle Scienze in corso Italia e affronteranno ogni pomeriggio (dalle 16 alle 19) un tema diverso: ospitalità e turismo, brand Etna e terra come risorsa. L’ultimo appuntamento, mercoledì 28 giugno in Camera di Commercio, aprirà una finestra sulla Sicilia digital e social e le nuove esperienze imprenditoriali.
Pur essendo riservati principalmente agli studenti del corso di laurea come attività curriculari, Università e Camera di Commercio di Catania hanno deciso pure di aprire questi seminari a quanti, fra gli imprenditori, i professionisti e gli operatori d’impresa, si ritenessero interessati a partecipare inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica seminarimadeinsicily@gmail.com
Monica Adorno

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