NUE112 è l’uno-uno-due per le emergenze. Attivo da oggi a Catania è affiancato alla app “Where are U”

Cos’è e come si usa il presidio per le richieste di aiuto che fino a questo momento venivano fatte a Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco e Soccorso. È un vero e proprio filtro alle chiamate “improprie” e garantisce: localizzazione, 12 lingue e una app “112 – Where are U” per la segnalazione delle emergenze anche in modalità “silenziosa”

NUE 112 operatoreA Catania è operativo dalle ore 12 di martedì 20 giugno e si chiama NUE 112 – da leggere rigorosamente uno-uno-due non per sfizio ma perché lo impone una nota del Ministero che guarda soprattutto ai bambini – ed è il Numero Unico per le Emergenze quello cioè in cui confluiranno tutte le chiamate che fino a questo momento veniva fatte a 112 (Carabinieri), 113 (Polizia), 115 (Vigili del Fuoco) e 118 (Soccorso d’emergenza). Si tratta di un servizio di pubblica utilità espressamente indirizzato alla salvaguardia della vita in ogni suo aspetto e valido in tutta Europa. Chiamando all’uno-uno-due, o qualunque altro numero di emergenza, la telefonata verrà instradata alla Centrale Unica di Risposta (CUR) – che si trova all’interno dell’ospedale Cannizzaro di Catania e la cui responsabile per Catania-Ragusa-Siracusa è la dott.ssa Isabella Bartoli – che ne valuterà l’effettiva urgenza, localizzerà il luogo in cui si trova il chiamante o chi necessità dell’intervento e poi trasferirà la telefonata al presidio d’emergenza di riferimento. Una procedura “da protocollo” che si svolge allo stesso modo in tutti i territori in cui è attivo il servizio NUE 112 e che in Italia sono: Lombardia (prima regione nel territorio nazionale a varare il servizio che viene gestito dalla AREU – Azienda Regionale Emergenza Urgenza), Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Trentino Alto Adige e Liguria che sono completamente operativi. In Lazio l’uno-uno-due è attivo solo per il prefisso 06 e dovrebbe, entro la fine del 2017, essere attivato in tutta la regione. Adesso si comincia con la Sicilia. Dopo l’attivazione nella provincia di Catania, che è anche il terzo presidio nazionale di intervento dopo Milano e Roma e che, in caso di collasso della rete, si dovrà e potrà occupare delle emergenze dalla Puglia in giù; l’NUE 112 verrà attivato a Ragusa e Siracusa (l’8 luglio), a Messina (18 luglio) e a Enna entro il mese di ottobre. Nella parte occidentale dell’isola Centrale Unica di risposta NUE 112bisognerà attendere ancora un po’, “il tempo di sostituire la rete analogica con quella digitale – ha confermato il dott. Sebastiano Lio responsabile del Servizio 6 Programmazione delle Emergenze della Regione Siciliana – in tutta la provincia di Palermo che sarà sede della seconda CUR siciliana. La previsione per essere totalmente operativi a Palermo è la fine del 2019 ma noi speriamo di farlo prima. La Sicilia è la prima regione operativa – continua Lio – sotto il Lazio, del resto l’Italia è già in procedura di infrazione proprio perché non ha attivato il numero unico per le emergenze entro il 2009. L’obbligo ci deriva dalla Comunità europea e la Sicilia recepito questo dispositivo firmando un protocollo, nel 2016, con il ministero. Ma è il decreto 1000/2015 che ha delineato i modi di attivazione del servizio. Il decreto ha come oggetto «Realizzazione di un Call Center Laico NUE112 “area orientale”» dove per laico si intende un Centro Unico di Risposta in cui gli operatori formati ad hoc non appartengono alle forze dell’ordine. Il personale fa capo alla Seus ScpA, la partecipata della Regione nell’ambito delle emergenze. Per gestire questo servizio sono stati selezionati circa 37 soggetti, ma è possibile che il numero salirà a 44 in tempi brevi. Al momento gli operatori attivi sono 12 che lavorano applicando i turni in quinta.

Come funziona l’uno-uno-due

nue 112E andiamo al funzionamento del servizio che prevede risposte certe per tutte le chiamate e in tempi di massima di 3-4 secondi. L’operatore rispondendo localizzerà subito da dove arriva la chiamata: in modo esatto se proviene da un numero fisso, legato al raggio d’azione della cella di attacco se si tratta di un cellulare. Alla risposta sarà in grado di capire se chi risponde è o parla italiano e in caso contrario ha a disposizione un ventaglio di traduttori “reperibili” di 12 lingue diverse. A quel punto sarà in grado di stabilire se la chiamata corrisponde a una vera emergenza-urgenza o se si tratta di una telefonata cosiddetta “impropria”. Magari di qualcuno che cerca solo il numero della farmacia di turno. Le chiamate che verranno trasferite ai presidi di emergenza saranno solo quelle di emergenza effettiva e se arrivano più chiamate per una stessa emergenza collettiva (un’alluvione o una cosa simile) sarà solo una la telefonata passata al presidio delle forze dell’ordine o del 118.
No, non ci saranno tagli di posti di lavoro all’interno dei presidi. Chi rispondeva alle chiamate di emergenza continuerà a lavorare ma il lavoro verrà fatto in qualità. E se si pensa che in Lombardia le telefonate di emergenza che vengono passate sono il 40% del totale si comincia a comprendere di cosa si parla.

Il caso Catania: 124.500 chiamate in sei mesi

A Milano c’è una persona con disturbi mentali che riesce a fare cento telefonate in mezz’ora. Un problema identico si vive anche a Catania: negli ultimi sei mesi – per essere esatti dal 6 dicembre 2016 al 16 giugno 2017 – sono arrivate dallo stesso telefono 124.500 telefonate al 112. Il 112, ma anche l’attuale uno-uno-due, è l’unico numero d’emergenza che è possibile chiamare anche senza sim. Ed è da un telefono senza sim che arrivano queste chiamate. Chi ha risposto fino a questo momento ha fatto di tutto per cercare di capire di chi sia questo telefono, che molto probabilmente è stato dato a un bambino come se fosse un giocattolo. Eppure non è per niente un giocattolo, ma anzi un problema conclamato per il quale è stato richiesto persino l’intervento del magistrato. Senza alcun risultato concreto visto che in questo celluare non viene caricata una sim da due anni. Al momento le uniche cose che si sanno è che il bambino/ragazzino potrebbe avere qualche patologia, che la chiamata arriva dal distretto “095” e che le uniche parole comprensibili che si sentono sono “Piu Piu” e “Muriu Piu”. 124.500 telefonate in 192 giorni corrispondono, in media, a 648 chiamate al giorno. Mica bruscolini.

La app “112 – Where are U”

App NUE 112Il servizio offerto dal NUE 112 è accessibile sia tramite telefono sia tramite una app che si chiama “112 – Where are U” e che potrebbe, anzi ha già rappresentato la svolta in situazioni limite di emergenza. Questa app, che va scaricata sul proprio smartphone e attivata, funziona in tutto il territorio nazionale ma esprime tutte le sue capacità nei territorio in cui l’uno-uno-due è operativo e lo fa anche senza sim e senza connessione. Tra le sue funzioni c’è la possibilità di essere utilizzata in modalità “muta” una possibilità per chi non sente e non parla – “anche se le comunità sordomute italiane hanno già una app specifica con un servizio di messaggistica” ci ha detto Cristina Corbetta responsabile della comunicazione di AREU Lombardia – ma soprattutto una concreta possibilità di vita per chi in un dato momento non può parlare. Potrebbe trattarsi di una persona sotto minaccia o violenza oppure di una persona che è stata colpita da un ictus, un evento che è già capitato in provincia di Varese a una donna che ha salvato la propria vita avviando la app e la chiamata proprio in modalità chat. In più la app offre una geolocalizzazione pressoché esatta e non con il raggio di copertura della cella di riferimento. Insomma, può geolocalizzare chi sta male anche se è sperduto sull’Etna o se si è fatto male in un garage. Sicuramente un presidio utilissimo per tutti ma forse ancora di più per le persone anziane.
Monica Adorno

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