Tradizioni – La “Festa dei morti” di un tempo che fu

Simbolo della tradizione siciliana, questa festa unica nel suo genere sta lasciando spazio – forse troppo – all’americana Halloween che trascina i bambini al “dolcetto scherzetto”

04 E - no halloweenUn tempo non troppo lontano il giorno dei morti era una ricorrenza davvero di commemorazione e, specialmente per i bambini, era un momento di attesa perché sapevamo che sarebbe arrivato un regalo, una sorpresa. Bei ricordi dei primi due giorni di novembre che nel comune sentire erano sintetizzate da vecchi detti popolari: “Ppe morti a conca porti-porti” e “la conca” era il braciere che iniziando l’inverno riscaldava le nostre case.
Il tempo passa, cambiamo noi e cambiano anche le tradizioni. Internet è entrato prepotentemente nelle case lasciando entrare scambi commerciali con paesi un tempo lontanissimi e la globalizzazione. Persino quella che sostituisce la nostra “Festa dei morti” con quella carnevalata tipica degli Stati Uniti. Insomma, è tempo di “Halloween”, una tradizione che alterna dolcetti e scherzetti e che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre con scherzi e travestimenti macabri portando in processione zucche intagliate e illuminate dall’interno che le rendono simili ai fantasmi, e poi ancora maschere demoniache, mantelli neri. Tutto questo ci piace? Non ci piace? Di certo è un cambiamento non condiviso da chi ha una certa età. Vogliamo e dobbiamo impegnarci a conservare le nostre tradizioni e tramandarle a figli e nipoti raccontando loro la magica atmosfera del giorno dei morti siciliani. E se da un lato è giusto preservare le nostre tradizioni, dall’altro lato chiudere la porta alle novità non è la soluzione più giusta.

04 E - Ossa di morto, biscottiCorre il tempo dei ricordi della nostra infanzia vissuta tra gli anni 50-60. Nella nottata tra il primo e il due di novembre, in ogni casa in cui c’era un picciriddu, non si discuteva altro che dei morti per stimolare il bambino ad esprimere il suo desiderio di regalo dei morti. (Attenzione a non spaventare i bambini immaginando fantasmi, ma mostrare foto dei nonni, zie o persone conosciute di cui si ricordano con affetto).
Noi i “nicareddi”, prima di andarci a coricare, perlustravamo tutta la casa… “hai visto mai che questi nonni venuti dall’aldilà avessero anticipato la visita, lasciando per noi dolci sorprese. Ma nulla trovavamo se non la consapevolezza di dover attendere il giorno dopo”.
Faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli i nostri morti, mentre i nostri genitori con passo leggero si avvicinavano fino al letto per assicurarsi che il nostro sonno fosse profondo e reale. Poi si calavano e sotto il letto a poggiavano un cesto di castagne bollite, mostarda, mele dell’Etna, noci, biscotti fatti in casa, e chi più ne aveva, più ne metteva. Al risveglio, eccitati e ansiosi, iniziava la famosa “caccia al tesoro”, Era già passata una notte quasi insonne, ci svegliavamo alla solita ora per andare alla ricerca del giocattolo preferito, immaginando i morti che avevano voglia di divertirsi con noi. Il cesto ben nascosto non era facile trovarlo, bisognava cercarlo casa-casa nei posti più impensabili. Mai più scorderò l’emozione nel ritrovare quella pistola a tamburo o il fucile da caccia, o i trenini montati su binari che andavano a batterie o il carrettino siciliano ricolmo di dolcini e caramelle. Per le femminucce era la festa delle bambole oppure trovavano una stanza da letto con cassettiera in miniatura o un telaio da ricamo. Erano quelli i giocattoli preferiti, ma erano anche stimolo di passioni che si sviluppavano da grandi.
Per noi picciriddi era una festa, scorazzavamo lungo le stradine del paese per incontrare amici e compagni in un inno unanime: “Cchi ti purtanu i murti?”.

04 E - Halloween (1) - CopiaOggi sembra che i “morti” non esistano più, non hanno più il tempo (neanche loro!) per dedicarsi ai bambini, per consolarli dalle loro immaginazioni innocenti. Noi (da picciriddi) li aspettavano, felici e svegli, ma eravamo veramente “picciriddi”.
Forse stiamo perdendo la possibilità di toccare con mano quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci ha preceduto. E i “picciriddi” di oggi nascono già grandi e con in mano uno smartphone. Bisognerebbe trovare un compromesso che salvi tradizione e innovazione. L’alternativa è rimanere poveri di cultura e senza un legame con la storia, la nostra storia.
Carmelo Santangelo

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