L’INTERVISTA – Giuseppe Verzicco, una vita da “Fame” per l’interprete di Dirty Dancing

Trentadue anni pugliese, ha ballato nei musical più amati da intere generazioni: da “Grease” a “La Febbre del Sabato Sera”. Venerdì 2 e sabato 3 marzo al Metropolitan

Giuseppe Verzicco (ph Yuma)

Giuseppe Verzicco (ph Yuma)

Catania – Ha un bel viso, una voce chiara e cristallina ed è nato in Puglia 32 anni fa. Il suo nome è Giuseppe Verzicco e in questi ultimi anni ha interpretato i musical più importanti andati in scena in Italia. Adesso sta attraversando lo stivale con il più romantico dei film degli Anni Ottanta, Dirty Dancing, ed è lui a interpretare Johnny Castle, la stessa parte che trent’anni fa ha portato Patrick Swayze sul grande schermo facendo innamorare generazioni di donne. Adesso Dirty Dancing torna a Catania, grazie a un’iniziativa di Agave Spettacoli, e sarà in scena al Metropolitan venerdì 2 e sabato 3 marzo con inizio alle 21.15.
Abbiamo intervistato Giuseppe Verzicco in attesa di ammirarlo dal vivo insieme a Sara Santostasi nella parte di Baby, e dall’altro lato del telefono abbiamo scoperto un ragazzo disponibile, senza grilli per la testa e con tanta tanta voglia di fare e non mollare, ma anche di godersi il bellissimo successo che sta vivendo.
Nella tua vita ha interpretato tanti musical e tanti personaggi ai quali il pubblico è molto affezionato: 7 spose per 7 fratelli, My fair Lady, Mamma mia, Cats…
“È vero, anche se questi musical non sono simili tra loro. Eppure gli ultimi tre che ho interpretato sono molto amati dal pubblico: Danny Zuko in Grease, Tony Manero in Febbre del Sabato sera e adesso Johnny Castle in Dirty Dancing. Tre personaggi che hanno un peso specifico non indifferente e li hanno appioppati a me…”.
Ecco. Te li hanno appioppati o sei andato a cercarli?
“La seconda. Li ho proprio cercati. Il mondo del musical, per i ragazzi come me che non hanno un nome famoso o importante, si muove nel modo canonico: c’è un bando di audizione a cui ci si presenta nel giorno prescelto e con il materiale richiesto. E si spera che, provino dopo provino, ti tengano fino alla fine. In tutti e tre i casi mi è andata bene e sono molto contento, oggi, di poterli collezionare… come si fa con gli anelli. Tutti questi ruoli mi hanno lasciato molto e sono felice di aver visto tanti colleghi attorno a me e tanti teatri pieni di persone che ancora credono nelle storie semplici anche se, a volte, un po’ datate”.

06 A - foto spettacolo (ph Yuma) (1)Quindi, anche se non hai mai interpretato Fame (Saranno Famosi) sul palcoscenico, in realtà lo lo vivi, costantemente, nella tua vita…
“Vero, è proprio così. Come accade a tutti i ragazzi che hanno fatto la mia scelta. Frequenti una scuola, in Italia ci sono tante Accademie importanti. Undici anni fa ho frequentato la “MTS” – Musical! The School” di cui oggi sono ambasciatore in Italia. Ci ho creduto, sono stato caparbio e alla fine la gente ha creduto in me”.
E non hanno sbagliato. Tutte le produzioni a cui hai partecipato sono andate molto bene con ottimi riscontri…
“Sì, ma questo è uno dei motivi della mia preoccupazione. Cosa si aspetta il mio domani? Magari qualcuno crede che potranno esserci sempre e solo successi e invece… prima o poi qualcosa storto dovrà andare… spero il più tardi possibile. Nel frattempo mi godo il successo di Dirty Dancing che è veramente clamoroso. Non ho parole per descriverlo”.
Questa produzione italiana è la prediletta in assoluto. L’unica che gira ufficialmente anche all’estero…
“Praticamente sì. Questo format, questa versione con questo allestimento, è diventato internazionale. Cioè si muove con le stesse scenografie, coreografia e regia. L’unica cosa che cambia sono gli interpreti che vengono preferiti di madrelingua quando vanno in un Paese diverso dal nostro. Però questo allestimento è stato approvato sia dall’autrice della storia, Eleanor Bergstein, sia dal produttore inglese. Loro hanno deciso di portare, sui palcoscenici di tutto il mondo, una storia americana con un allestimento italiano prodotto dalla Wizard Productions con la regia di Federico Bellone e le coreografie di Gillian Bruce. Siamo orgogliosi di questo. Ormai siamo in giro da tre anni con un tour gigantesco in Spagna, in Francia e altri due in Inghilterra e in Germania e la versione messa in scena è quella italiana. La cosa particolare è che vedi i video degli altri Stati e ti rivedi nelle cose che hai creato tu.

06 A - Dirty Dancing (ph Yuma)Questi musical sono in parte cantati e in parte recitati, è così anche in quella che andrà in scena questo fine settimana a Catania?
“Dirty Dancing, The classic of story on stage” è esattamente la trasposizione teatrale del film. Ciò che avete visto nel film lo troverete a teatro. L’unica differenza con gli altri musical, come Grease ad esempio, è che mentre lì gli interpreti cantano, in Dirty Dancing no. Perché nel film gli attori non cantano e il regista ha preferito rimanere il più possibile fedele alla storia”.
A Milano lo spettacolo coinvolgeva anche le prime file di spettatori, succederà anche a Catania?
“Purtroppo no, perché l’allestimento deve soddisfare i limiti strutturali di ogni singolo teatro e questo avrebbe compresso il finale dello spettacolo. Però è difficile che la gente riuscirà a stare seduta sulle sedie…”.
Progetti futuri?
“Dirty Dancing in questo momento è il presente. Io non amo fare molti progetti, mi godo quello che sto vivendo adesso. Saremo in tour fino al 25 maggio e dopo la Sicilia risaliremo l’Italia con prima tappa in Puglia e poi estremo nord. Concluderemo il tour a Roma”.
Monica Adorno

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