L’INTERVISTA – Caleidoscopico Riccardo Signoretti, dalla passione per il giornalismo a Una Ragazza per il Cinema

signoretti3Taormina – Riccardo Signoretti ha condotto la XXXI edizione di “Una Ragazza per il Cinema”, il concorso di talento e bellezza nato a Catania da Antonio Lo Presti e Daniela Eramo. Il suo volto è uno dei più famosi nel mondo del gossip. Dalle pagine della stampa rosa al piccolo schermo. Direttore di “Nuovo” e Nuovo Tv”, il pubblico lo conosce perfettamente per le sue ospitate in tv, ma anche per essere uno degli storici ed apprezzati volti del salotto di Barbara D’Urso. «Ho sempre saputo che volevo fare il giornalista – dice Signoretti – l’ho capito veramente quando tornò a casa mia sorella e disse che una sua amica, appena assunta al centro commerciale, era rimasta chiusa nella cella frigorifera. Rischiando la vita. Il giorno dopo, l’ho pubblicato su “La Gazzetta di Pesaro” che era il quotidiano della mia città, con un titolo importante: commessa rischia la vita nel nuovo centro commerciale. Ci fu subito una interrogazione consiliare, una tragedia. La ragazza venne immediatamente licenziata per diffusione di segreto aziendale e mio padre ci riunii tutti. A pranzo ci disse che tutto quello che si diceva a tavola, doveva rimanere dentro le mura di casa. Lì capii che la notizia era più forte del vincolo e del segreto del tavolo della famiglia».

signorettiA 18 anni ha visto pubblicato il suo primo articolo, da allora ad oggi, cos’è cambiato nel mondo del giornalismo?
«Mi intristisce vedere le nuove generazioni sempre con il cellulare in mano e che, quando va bene, leggono solo notizie di tre righe. Credo che si sia persa la dimensione dell’approfondimento e del dialogo. L’italiano è una lingua che ha veramente milioni di sfumature. Ma se ci limitiamo a raccontare tutto in tre righe di notizie, che cosa ci rimane? Mi dispiace che stiamo andando incontro a questa deriva di una sintesi sempre più estrema. E sempre riduttiva. Quando si asciuga tanto, si perde sempre. Spero per le nuove generazioni che questa dimensione si possa recuperare, anche grazie ai giornali di carta. Fortunatamente c’è chi ama ancora il profumo del giornale appena stampato. Questa emozione, sicuramente, non te la dà assolutamente un cellulare».
Qual è il suo rapporto con la Sicilia?
«La adoro. Amo il sole, il mare, la cucina e le persone. L’accoglienza che mi riservate qui, non la trovo da nessuna parte. Quando si viene in Sicilia, non si è mai soli, anche se si viene senza amici. Dopo cinque minuti hai già chi ti offre la pasta alla norma e chi ti invita ad uscire la sera. I siciliani siete una grande famiglia, pronta ad accogliere i turisti. Invito le istituzioni a dare la possibilità agli italiani di rimanere in vacanza in Italia. Non è possibile che un volo Milano-Catania costi 500 euro. Andare a New York costa 350 euro. Una riflessione va fatta. Teniamo gli italiani qui, facciamoli spendere sul nostro territorio. Serve una intesa con le compagnie aeree. Oggi anche le low-cost costano tantissimo».
Simone Russo

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