Nozze trash tra Tina e Tony e quelle “guardie e ladri” che non ci sono più

tony-colombo_tina-rispoli e Barbara D'UrsoIl 18 maggio del 1817, 202 anni fa, il Regno di Sardegna istituiva una forza di polizia per la custodia dei carcerati, che, passando per il Regno d’Italia, la Repubblica sociale e l’attuale Repubblica Italiana, dal 1990 si denomina Corpo della polizia penitenziaria.
È a tutti gli effetti la quarta forza dell’ordine italiana, dopo l’assurda soppressione del Corpo forestale dello Stato che il mondo ci invidiava, altrimenti, tanto per non farci mancare niente ne avremmo avute cinque più le polizie locali e quelle provinciali.
Svolge compiti di polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, polizia stradale, e gestisce le persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale.
Per accedere a tale impiego è obbligatorio un concorso pubblico. I vincitori di tale concorso devono, come tutti i pubblici dipendenti, assoggettarsi al vincolo di esclusiva e prestare giuramento;
In parole povere non possono svolgere alcun altro lavoro.
E allora mi chiedo, che ci facevano cinque ispettori della polizia penitenziaria al matrimonio di Tony Colombo e Tina Rispoli, affollato di pregiudicati, non più sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà personale, che forse avrebbe potuto motivare la presenza dei cinque, celebrato con atto di forza al maschio Angioino di Napoli, dopo aver fatto sgombrare i partecipanti di una manifestazione a sostegno delle vittime di mafia?
Semplice, erano stati chiamati da una agenzia che organizza eventi a suonare al matrimonio.
Viene da chiedersi era la prima volta che lo facevano?
Perché chiamare proprio loro in una città che è piena di “prufessori e cuncertino”?
Quali rapporti pregressi avevano con i partecipanti all’evento?
Ma soprattutto viene da chiedersi che ci facevano le telecamere di “Pomeriggio cinque” a riprendere “l’evento” poi più volte trattato nei salotti televisivi di Barbara d’urso, che, secondo Giletti e Fanpage, è ripetutamente tornata sull’argomento in maniera ambigua e inaccettabile, ove si consideri che la show lady sottolinea persino di essere “sotto testata giornalistica”?
So bene che abbiamo ben altri problemi e ben più gravi che affliggono il Paese, però ricordo una frase attribuita a Carlo Alberto dalla Chiesa: “La mafia si combatte anche eliminando dalle strade i venditori abusivi di pane”.
Orbene il nostro è diventato un Paese dove non c’è più chi faccia rispettare le regole sebbene esistenti, e ciò produce una contaminazione perniciosa;
Se gli ufficiali di polizia penitenziaria non rispettano i loro regolamenti, e se il codice deontologico dei giornalisti, se tali sono, viene quotidianamente mortificato, come possiamo sperare di evitare il diffondersi del contagio dell’ignavia, della corruzione, del pressappochismo, del dilagante “furbettismo”?
Ormai la regola comportamentale più diffusa è diventata: “Girati dall’altra parte e tira a campare”, e guai a provare a parlare di rispetto delle regole e disciplina; se tutto va bene ti etichettano come fascista.
Tutto ciò purtroppo è figlio di un sistema che non funziona a partire dall’apice del Paese, cioè, come si suol dire in parole semplici “il pesce puzza dalla testa”.
E allora, ancora una volta mi chiedo quanto a fondo dovremo ancora andare?
Perché nessuno si mette seriamente a ridarci dignità di popolo?
Quanto ancora dovremo sopportare il dilagante malcostume?
Quo usque tandem abutere patientia nostra?
Alfio Franco Vinci

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