Riflessioni politiche tra ironia e cattivi presagi

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

2019 “anno bellissimo” e “allevamenti di cozze al posto dell’Ilva”.
Queste due frasi, la prima del prof Conte, la seconda di due esponenti del Movimento 5 stelle, danno la misura dell’incoscienza di chi dovrebbe aiutare il popolo italiano a non finire stritolato nella morsa del MES e comunque ad uscire dall’incubo di una economia dello “zero virgola”, se tutto va bene.
Nel calendario delle incombenze del Governo, non riesco a dire né nostro né italiano perché mi pare alieno, ve ne sono molte da far tremare i polsi e sudare freddo, e, prima di tutte, la sottoscrizione del MES.
Non credo che, dopo essersi girata dall’altra parte sull’imminente salvataggio con fondi statali della Banca Popolare di Bari, della ex Ilva e dell’Alitalia, l’Unione europea continuerà a reggere il moccolo al Conte 2 che racconta di aver avviato profonde modifiche al “Fondo salva Stati”.
Il MES sembra una pubblicità italiana, e cioè, “o così o pomì”.
Quindi, se questo Governo non viene fermato in tempo, abituato com’è a usare la fiducia come una clava, ci porterà dritti dritti sull’orlo del baratro, con tanto di assenso del Parlamento, la cui prima e più pressante preoccupazione è arrivare al 2023, possibilmente con la riforma del numero dei Deputati abrogata.
Se qualcuno pensa di essere il pifferaio magico della situazione, sappia che i “topi” lo seguono non perché affascinati dalla sua musica, ma perché costretti dalla mancanza di alternative.
Ed infine una riflessione: se le dichiarazioni del prof Conte e quelle dei due esponenti grillini volevano essere ironiche, dovrebbero sapere i nostri governanti, che l’ironia va dal basso verso verso l’alto e non viceversa.
Quando si invertono le parti, ed i potenti ironizzano sulla povera gente, si fa ironia sociale, che sfocia poi nel più becero sarcasmo;
O, peggio ancora, come in una rappresentazione del teatro greco antico, si fa ironia tragica, cioè inconsapevole “presagio della catastrofe”.
E quindi, ancora una volta mi chiedo: “Quosque tandem abutere patientia nostra?”.
Alfio Franco Vinci

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