Coronavirus | Nel mare della pandemia navighiamo a vista

1280px-IcebergTwilightIllulissatÈ dall’inizio di questa drammatica contingenza causata dalla pandemia da coronavirus, che non ho più scritto o detto nulla e mi sono astenuto anche dall’apparire in video, per non aggiungere una inutile voce al coro di starnazzi, sproloqui e inquietanti ipotesi complottiste con le quali ci riempiono cervello, orecchie e non solo, 24 ore al giorno.
Oggi però ho deciso di condividere con chi mi legge alcune mie riflessioni che potrebbero tornarci utili, forse nell’immediato e ancor più in futuro.
Ma procediamo con metodo:
Il 31 Gennaio il Governo emana un Decreto Legge, da cui discenderanno tutti i DPCM con i quali ci hanno ubriacati, e proclama lo Stato di emergenza nazionale per sei mesi, cioè fino al 31 Luglio.
Un decreto di tale rilevanza sociale non viene in alcun modo pubblicizzato dai sempre solerti uffici stampa ministeriali e quindi il Titanic va incontro al suo destino, senza che i passeggeri, o meglio i cittadini, vengano in alcun modo informati.
Giuseppe_Conte_OfficialDa quel 31 Gennaio, dopo aver, come si dice in burocratese “messo a posto le carte”, tutto tace, e nulla viene fatto in termini di programmazione per la gestione della possibile emergenza; nemmeno la creazione di scorte di mascherine, guanti, camici, ventilatori e quant’altro occorrente nell’ipotesi che quanto già stava accadendo in Cina potesse replicarsi da noi.
Il Titanic procede quindi sulla sua rotta e l’orchestra suona.
Quei pochi che, pur nella ignoranza del dichiarato stato di emergenza, già ai primi di febbraio chiedono di adottare misure di prevenzione e contenimento, specie per chi rientra dalla Cina, vengono additatati come fascisti, razzisti, catastrofisti, speculatori politici e chi più ne ha più ne metta.
Il Titanic deve andare avanti e nessuno deve disturbare il comandante, il quale da “avvocato degli italiani” si è evoluto in vate supremo riuscendo a liberarsi dei due iniziali Dioscuri che lo fiancheggiavano e lo sostenevano, ma non gli consentivano di brillare di luce propria; prima Salvini e poi Di Maio.
Ora è di fatto solo al comando, e sta facendo overdose di DPCM, al punto che, ormai in stato confusionale, o forse per l’approssimarsi il termine per la conversione di quello del 31 Gennaio, ne ha predisposto un altro che riassume quanto fatto e ripropone Pari pari quello di due mesi fa, in modo da avere mani libere fino al 31 Maggio.
L’ex comandante in seconda, ora oscurato ministro degli Esteri, nel frattempo, per riprendersi un po’ la scena, pensa bene di donare 50 milioni di euro alla Tunisia perché si prepari a fronteggiare il corona virus.

Ma il sig Di Maio lo sa che con 50 milioni si comprano 2.500 ventilatori polmonari, che potendo dare ossigeno a due persone ciascuno possono servire a tenere in vita 5.000 italiani?
Il Presidente del Consiglio perché non lo revoca per alto tradimento?
Intanto l’Europa, per restare in tema di mascherine, si toglie la maschera e ci manda l’iceberg incontro, sotto forma di prestito negato e di MES solo rinviato, tanto per essere sicura del nostro naufragio, e del agognato diritto di saccheggio delle nostre imprese.
Solo un intervento di Draghi ha in qualche modo alleggerito la tensione, ma il problema è, e resta, l’incapacità di gestione della crisi, che non può essere trattata a colpi di annunci su Facebook.
Chi non è all’altezza si faccia da parte o venga rimosso; non è tempo di guanti gialli.
Ieri il Presidente della Regione Siciliana, forse sbagliando tribuna, ha lanciato il suo angosciato grido di dolore, snocciolando l’elenco delle richieste inevase, e questo è gravissimo perché dà la misura di quanto poco veniamo tenuti in considerazione.
Se così non fosse non si sarebbero per ben due volte annunciati provvedimenti che hanno portato decine di migliaia di persone, senza alcun controllo, ad appesantire la nostra macchina sanitaria regionale già al limite.
Il Presidente della Regione fa bene a far sentire il suo grido di dolore, ma gli sfugge che non c’è chi “non resterà insensibile”, anche perché le aule parlamentari sono deserte ed il supremo condottiero della patria, nel suo lungo curriculum, italiano ed internazionale, non ha elencato il master in “RISK MANAGEMENT”, e quindi naviga a vista senza vedere l’iceberg forse perché troppo grande per le sue capacità.
Alfio Franco Vinci

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