Riflessioni | I troppi colori del Covid fanno la spunta ad Arlecchino servo di due padroni

Enrico Bonavera nell'Arlecchino prodotto dal Piccolo Teatro - ph masiarpasquali

Enrico Bonavera nell’Arlecchino prodotto dal Piccolo Teatro – ph masiarpasquali

Per affascinare i bambini e le persone semplici, da sempre si fa ricorso all’uso di molti colori, basti pensare ai clown o alle maschere, e fra tutte a quella di Arlecchino.
Sono i colori ad attrarre l’attenzione e a distrarre dai trucchi di scena, più o meno ben eseguiti, e più o meno leciti, ma pur sempre trucchi, cioè alterazioni della realtà.
L’Italia, per fronteggiare la pandemia, con un abituale comportamento, fatto di incertezze, tentennamenti e temporeggiamenti, al punto che dopo il nome del premier andrebbe aggiunto “cunctator”, come a Quinto Fabio Massimo, usa i colori:
– Il bianco
– Il giallo
– L’arancione
– L’arancione scuro
– Il rosso, e, senza nominarlo espressamente, il nero per lutto.
Ne consegue che ogni giorno va tragicamente in scena il capolavoro di Carlo Goldoni, “Arlecchino servo di due padroni”.
Non più i due padroni che intravedevo, e di cui ho scritto a fine Giugno 2018, quelli che nel dar vita al primo governo Conte di fatto strapparono la giacchetta dell’avvocato degli italiani, al punto che lo ridussero a mercenario aperto a tutte le avventure, passate, presenti e future, ma i due nuovi padroni che sono i diversi modi di valutare le priorità dell’emergenza Covid.
Due padroni che inducendo alla erronea valutazione di dare priorità ora al problema sanitario, ora a quello economico, fanno commettere un tragico errore.
Il problema infatti è uno e uno solo: quello sanitario, per il quale si può avviare la soluzione esclusivamente accelerando al massimo la campagna vaccinale e investendo, su di essa, tutte le risorse umane ed economiche disponibili.
– Si dovrebbe bloccare qualsiasi spesa non emergenziale per recuperare le risorse sufficienti, come fatto da altri Stati, comunitari e no, per l’acquisto di vaccini fuori quota UE;
– Si dovrebbe pensare a dare la somministrazione gratuita a quanti hanno già certificazioni ISEE per le facilitazioni nelle spese sanitarie;
– Si dovrebbe prevedere, per chi non ha diritto alla somministrazione gratuita, la possibilità di acquistare e farsi iniettare a pagamento;
– Si dovrebbe smettere di promettere e ogni tanto elargire, ristori/indennizzi, utili solo a poter dire “abbiamo fatto”.
Tali somme vengono infatti calcolate sui redditi dichiarati negli anni precedenti, e, purtroppo siamo in Italia, un Paese in cui, forse per “legittima difesa”, in materia di dichiarazione dei redditi vale il “si salvi chi può”.
Il nuovo governo ha professionalità sufficienti per capire che, solo “liberando” gli Italiani dal rischio contagio, potranno ripartire i consumi e riavviarsi il volano economico, pubblico e privato, e ciò in quanto, al di là delle proroghe e delle sospensioni, si è inceppata anche la macchina fiscale, e con essa, le entrate dello Stato.
Credo che, al di là di dover finire di consumare i pennarelli lasciati dall’avvocato Giuseppi nel primo cassetto a sinistra della scrivania, il nuovo Premier, dopo aver scelto – se non tutti i ministri del Governo, quanto meno la squadra operativa “dei migliori” – debba scalettare le priorità e così liberarci dai nostri incubi, di salute ed economici, evitando che l’Italia, nel contesto Europeo, sia destinata a diventare il Sud della Baviera: Come scrive del resto lo storico Enzo Ciconte.
Sono arrivati uomini nuovi, e quel che più conta, competenti: Gabrielli, con deleghe politiche molto forti; Curcio alla Protezione Civile; Figliolo al piano vaccini.
Perché non “richiamare alle armi” anche Guido Bertolaso e con un bel poker d’assi provare a vincere “la partita della vita”?
Alfio Franco Vinci

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