Nessuna Intel a Catania, infranti tutti i sogni di gloria

Sede Intel in California (ph Wiki)

Sede Intel in California (ph Wiki)

Esattamente, 95 giorni fa, il 2 ottobre del 2021, da queste stesse pagine, lanciavo un allarme sul rischio che la Sicilia, e segnatamente Catania, potessero essere escluse dalla rosa dei siti di interesse del colosso mondiale INTEL per il suo nuovo insediamento in Italia.
Segnalavo come: nonostante l’appoggio di Confindustria Catania, quanto mai interessata a rafforzare con questa nuova presenza la rete di imprese sinergiche e dell’indotto, che rendono forte il nostro territorio; nonostante le più che favorevoli dichiarazioni di buona accoglienza da parte delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, intelligentemente interessate a che, attraverso il rafforzamento della rete di imprese, si incrementi stabilità e garanzia di tutti i posti di lavoro della filiera e, con esse, l’economia di consumi sul territorio e, in definitiva, il welfare complessivo. E ancora. Nonostante l’impegno dei sindaci che, se potessero, organizzerebbero una riffa per chi deve ospitare il sito produttivo; nonostante lo stesso CNR suggerisse apertamente (pro Catania) di favorire il nuovo insediamento attingendo al Funding Gap, cioè allo strumento di capitale necessario a realizzare l’iniziativa senza incappare nei divieti degli aiuti di Stato, che pare sartorialmente ideato per realtà come la nostra, che già ospita siti di microelettronica (finanziabili), e sia territorio INDUSTRY Friendly (e CATANIA lo è) e nonostante, infine, che Torino sia invece un’area deindustrializzata, abbiamo appreso dalla stampa che “i giochi sono fatti” e noi – la Sicilia – non ci siamo nemmeno seduti al tavolo.
Il Presidente della Regione Piemonte, senza avere rango di ministro, ha trattato direttamente con il Ministro Giorgetti, coinvolgendo anche i due improbabili potenziali competitori, Lombardia e Puglia, e Intel mangerà bagna cauda e gianduiotti.
Suggerivo, sommessamente, 95 giorni fa, che il nostro Presidente della Regione, invece di “buttarla in politica” evocando lo schiaffo di Anagni (pardon del Sud Est), assumesse in prima persona la questione, senza lasciarla alla competenza dell’assessore al ramo, e, da Ministro a Ministro, portasse a casa il risultato sperato.
Credo che ormai la partita sia chiusa, anche perché le altre Regioni competitors non praticano la politica degli annunci.
A poco serviranno proteste, lamentele, richieste di compensazioni future (?), perché ancora una volta abbiamo dimostrato che, mentre l’Economia e le “amministrazioni” dei Territori sono già nel modello operativo 4.0, noi continuiamo a buttarla in politica.
E questi sono i risultati.
Alfio Franco Vinci

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