
È iniziato il tormentone, che purtroppo durerà molti mesi, di quanti, sconfitti nelle aule parlamentari sul progetto di riforma della Giustizia, pur fregiandosi dell’aggettivo “democratico”, in tutte le sue declinazioni, predicano bene e razzolano male. Anzi malissimo.
A sostenere la linea di difesa, a questo punto extraparlamentare, di quanti, forse per età non ricordano, I Rokes, con il loro tormentone “bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”, sono già scesi in campo i corpi intermedi dello Stato, qual è l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati).

Al di là del fatto che una Associazione i cui iscritti formano un potere dello Stato, quello giudiziario, forse dovrebbe evitare sconfinamenti in altri poteri dello Stato, quello legislativo e quello esecutivo, come se fosse una qualunque associazione di categoria. Emerge però che, i tanti deprecati USA hanno fatto adepti, e le accuse fatte al ministro Nordio, richiamano alla memoria i capi di imputazione “per aver bruciato la bandiera”, di quanti cambiarono idea sulla guerra del Vietnam. Carlo Nordio nel 1994 firmò una dichiarazione, insieme a un migliaio di magistrati, contraria alla separazione delle carriere. L’anno successivo, con ampio risalto di stampa, dichiarò di aver cambiato idea, anche a causa del suicidio di un insegnante da lui erroneamente inquisito. Aver cambiato idea, ed averlo pubblicizzato (1995), certamente mentre non spirava vento da destra, fa onore alla sua onestà intellettuale e professionale. Imputarlo di ciò è la cartina di tornasole del livore che connota i “nemici” del governo (chiamarli avversari li nobiliterebbe).
Ammoniva James Russell Lowell: “Solo gli stupidi e i defunti non cambiano mai idea”. E il ministro della giustizia non è stupido ed è vivo e vegeto. Sarà bene che ANM & Co. se ne facciano una ragione.
Alfio Franco Vinci
