Le macerie dell’anima: lettera a Babbo Natale di un uomo del nostro tempo

L’ultima volta che ho scritto queste parole è stato circa 65 anni fa, quando, con grande dispiacere, a dieci, undici anni, ho scoperto che Babbo Natale non esiste, se non nei nostri cuori. Gli anni sono passati, vorrei provare a credere che Babbo Natale in realtà esiste. Non ho nulla da chiedere, se non un po’ di salute per me, mia moglie, mio figlio, mia nuora ed i pochi parenti rimasti, ma colgo l’occasione per chiedere qualcosa per tutti noi, italiani, europei, occidentali, cristiani, cattolici e rispettosi delle leggi.

Voglio chiederti di aiutarci a capire che: I bambini palestinesi sono uguali a quelli ucraini, o di qualunque altra parte del mondo, e non vanno utilizzati come metro di misurazione della crudeltà, così come le donne incinte.

Un bambino è un bambino, senza distinzione di razza, di religione o di appartenenza etnica, come in qualche modo dice la Costituzione e non solo.

Come cantava Fausto Leali nel 1968: “Tutti i bimbi vanno in cielo”.

Che le macerie, purtroppo, ci sono ovunque si sente la voce del cannone, ma che quelle di cemento si possono sostituire con nuove costruzioni, quelle dell’animo mai, ed usare le macerie fisiche per far crescere l’odio e’ un gioco troppo pericoloso.

Che eccedere nel rispetto delle minoranze fa sviluppare l’intolleranza delle maggioranze;

Che un presepe non offende nessuno, anche perché i pastori fuori dalla grotta, non fosse altro che per motivi geografici, erano sia giudei che palestinesi;

Che un canto natalizio non può turbare l’animo di nessuno, e che, un tempo, quando non dovevamo essere inclusivi ed accoglienti a tutti i costi, chi non voleva seguire l’ora di religione, veniva esentato. Punto e basta.

Che, anche se il mare non è più nostrum, i porti e le spiagge invece si;

Che anche chi indossa una uniforme ha il diritto di frequentare l’università;

Che la tolleranza di incendi, devastazioni, guerriglia urbana, piaccia o non piaccia ai “liberatori togati”, non potrà durare in eterno;

Che considerare lo stipendio un diritto acquisito ed il lavoro una variabile indipendente, specie in alcuni settori del pubblico impiego, serve solo a creare ribellione ed aggressività;

Che, se pure è vero che vanno tutelati i minori, gli ultimi esempi di allevamento di stato, risalgono prima a Sparta e poi alla URSS, e che il trattamento riservato alla famiglia del bosco, non ci fa onore specie se paragonato a quello non riservato a Rom o clandestini, e alle esternazioni della magistrata il giorno prima del processo, in relazione alla “intromissione del Governo”.

Che chiunque venga eletto a ricoprire una qualunque carica pubblica, debba imparare a memoria l’art 54 della Costituzione, e, soprattutto, metterlo in pratica.

L’elenco potrebbe continuare, ma non voglio sembrare ingordo

Spero, caro Babbo Natale, che Tu possa accontentarmi.

Tanti cari auguri ai miei 25 lettori.

Alfio Franco Vinci

Vuoi lasciare un commento?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *