Editoriale – Solo il 5% delle piccole imprese è assicurato contro i danni meteo. Ecco perché il rinvio del decreto nel Milleproroghe è un errore fatale

La scelta del Governo nel Milleproroghe Lo scorso 11 dicembre, il Consiglio dei Ministri ha inserito nel Decreto Milleproroghe il rinvio dell’obbligo di copertura assicurativa per i rischi catastrofali. Il provvedimento tocca da vicino le piccole imprese della pesca, dell’acquacoltura, del turismo e della ristorazione. Chi pensa di aver fatto un favore a questi settori, però, sbaglia strategia. Un antico detto siciliano recita: “il medico pietoso fa il malato canceroso”.
I numeri dell’emergenza Il comparto delle PMI soffre per la fragilità di un territorio insicuro. In assenza di fondi pubblici sufficienti, le aziende hanno bisogno di meccanismi di autoprotezione. Questi non sono spese improduttive, ma costi necessari per contenere i danni. I numeri parlano chiaro: tra il 2023 e il 2025, il Paese ha subito danni catastrofali per circa 24 miliardi di euro. Secondo i dati ANIA, le assicurazioni hanno rimborsato solo 9 miliardi di euro agli assicurati, mentre lo Stato ha stanziato appena 2,5 miliardi di aiuti diretti.
Il peso sulle spalle delle imprese Il risultato è drammatico: circa 12 miliardi di euro di danni restano a totale carico delle piccole e medie imprese. Probabilmente le aziende stesse hanno richiesto lo slittamento per mancanza di informazioni corrette, finendo però per danneggiare il proprio futuro. Accadde lo stesso nel 1969 con l’introduzione della RC auto obbligatoria: allora sembrò un peso, oggi è la nostra principale tutela.
Secondo l’ultimo report ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) 2024/2025, solo il 5% delle piccole imprese italiane è oggi protetto da eventi come alluvioni o terremoti. Questo significa che, quando arriva un ‘Ciclone Harry’ o una drammatica alluvione, il 95% dei piccoli imprenditori deve contare solo sui propri risparmi o su aiuti statali che, come sappiamo, coprono mediamente meno del 10% del danno reale.
Il Ministro per la Protezione Civile dovrebbe bloccare questo rinvio. Proteggere le imprese è un interesse collettivo e i miliardi spesi in ristori diretti potrebbero avere destinazioni più utili. Signori del Governo, non fate i “medici pietosi”.
Alfio Franco Vinci
Tabella: Il “Baratro” dei Risarcimenti in Italia (Stima Triennio 2023-2025)
| Voce di Spesa / Ristoro | Valore Stimato (Miliardi €) | Chi paga? |
| Danni Totali Accertati (Catastrofi Naturali) | 24,0 | Sistema Paese |
| Risarcimenti Assicurativi (ANIA) | 9,0 | Compagnie Assicuratrici |
| Aiuti Pubblici Diretti (Stato/Regioni) | 2,5 | Contribuenti (Stato) |
| “Protection Gap” (Danni non coperti) | 12,5 | Imprese e Privati |
Dalla tabella emerge un dato politico e sociale pesantissimo: oltre il 50% dei danni resta privo di copertura. Lo Stato e le Assicurazioni, insieme, riescono a coprire meno della metà dei disastri che colpiscono il nostro territorio. Quei 12,5 miliardi mancanti rappresentano capannoni che non riaprono, alberghi che falliscono e posti di lavoro perduti. Rinviare l’obbligo assicurativo significa accettare che questa voragine continui a essere pagata direttamente dalle nostre piccole imprese.
