Una ragionata incazzatura ci sta tutta: niente mance alla Sicilia!

I danni del Ciclone Harry in viale Kennedy a Catania

La parola mancia ha diverse possibili etimologie, ma quella di cui voglio parlare oggi è sicuramente la più offensiva. Una assai probabile origine riconduce al francese “manche” (manica): la parola si riferiva all’abitudine di dotare i servi di un solo vestito ogni anno e di una manica di riserva per sostituire quella che si fosse insozzata o consunta nel lavoro servile.

Questa premessa serve a capire come, al di là dei toni rassicuranti usati a conclusione della riunione del Consiglio dei Ministri, la somma messa a disposizione per le tre regioni colpite dal ciclone Harry sia da ritenersi offensiva. Parliamo di 100 milioni di euro complessivi, divisi in parti uguali: 33 milioni ciascuna.

Per una delle Regioni la cifra è pari ai danni stimati; per l’altra è circa la metà; per la Sicilia si tratta di una mancia offensiva a fronte di una prima stima di 2 miliardi di euro di danni. Con trentatré milioni, forse, si riuscirà appena a mettere il carburante nei mezzi impiegati per sgomberare le macerie. Niente di più.

Questa decisione, che fa seguito all’inspiegabile rinvio dell’entrata in vigore della legge per l’assicurazione sui danni catastrofali, fa riflettere molto sulla scarsa visione strategica in tema di protezione civile e prevenzione dei rischi.

Sono decisamente vicino alla linea del Governo, oltre che amico personale del Ministro Musumeci, ma, prima di ogni cosa, sono un uomo a cui piace ragionare con la propria testa. Ogni singolo euro che verrà speso per questa ennesima emergenza ci allontana dall’obiettivo prefissato di messa in sicurezza del territorio.

Il Ministro, in uno dei suoi sopralluoghi sulla costa messinese, ha scoperto che molte strutture erano, e sono, costruite sulla sabbia. Ma tutto ciò andava, se non altro, censito per poter fare azioni mirate a salvaguardia delle attività e delle abitazioni. Adesso piangiamo sulla sventura, ma anche sul “latte versato” di un mancato avvio di campagne di prevenzione.

La Frana di Niscemi, foto Protezione Civile

Non mi risulta che esista un cronoprogramma delle cose da farsi e dei relativi tempi. Questo non è governare, ma inseguire le emergenze, in attesa della prossima (tipo Niscemi ahimé). Mi dispiace dovermi aggiungere al coro di chi dice “niente mance”, anche perché temo che dovremo arrangiarci in proprio. E una ragionata incazzatura, credetemi, ci sta tutta.

Alfio Franco Vinci

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