Diritti dei consumatori e truffe IA: la svolta di settembre

Convegno Codici Catania riforma e diritti dei consumatori: Giacomelli e Zammataro

Catania – C’è un filo rosso che unisce le grandi sanzioni inflitte negli anni dall’Antitrust ai colossi dell’automotive, dell’energia o della moda (dai casi Volkswagen ed Eni fino alle recenti contestazioni sulle omissioni del fast-fashion di Shein) e la riforma della nostra Carta Costituzionale. Questo filo si chiama “tutela del consumatore” e sta per trasformarsi da semplice diritto privatistico a pilastro fondamentale della Repubblica Italiana.

Se ne è discusso a Catania durante il Congresso Nazionale di Codici, in un dibattito che ha delineato la fisionomia del mercato che ci attende. Un mercato che, a partire dal prossimo 27 settembre 2026, vedrà l’entrata in vigore delle nuove, severe modifiche al Codice del Consumo.

Verso la Costituzionalizzazione

L’Italia si muove per diventare il settimo Stato dell’Unione Europea a inserire la figura del consumatore direttamente nella propria Costituzione. Come evidenziato dagli esperti di diritto pubblico dell’Università di Catania presenti al forum, il dialogo tra la Corte di Giustizia UE e la nostra Corte Costituzionale sta operando una metamorfosi: il consumatore non è più considerato un mero “soggetto debole” da proteggere con un contratto, ma un attore sociale la cui tutela si aggancia agli articoli 2, 41, 47 e 32 della Costituzione.

Dietro la libertà d’impresa c’è l’uomo, e la tutela della salute e del risparmio passano inevitabilmente da qui. Come spiegato da Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, si tratta di una rivoluzione di paradigma: «L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e quindi sul lavoratore. Spostare l’attenzione costituzionale anche sul consumatore offre una chiave interpretativa enorme. Attualmente il giudice competente è il Tribunale delle Imprese; con questa modifica ci sarà un ribaltamento totale nei tribunali».

La fine delle scuse sul Greenwashing

L’altro grande terremoto normativo riguarda la sostenibilità di facciata. Fino ad oggi, i “green claims” d’impatto (dalle storiche diciture sull’acqua minerale “amica della natura” fino ai carburanti “green”) sono stati spesso sanzionati dall’AGCM come pubblicità ingannevole, ma con ampi margini di manovra e discrezionalità nei ricorsi.

Dal 27 settembre 2026 cambia tutto. Le regole europee (ispirate dalla direttiva UE 825/2024) entrano ufficialmente nel Codice del Consumo, codificando il greenwashing come pratica commerciale scorretta.

«Viene tolta ogni discrezionalità al giudice – chiarisce Giacomelli –. Introdotta la responsabilità oggettiva: se un comportamento aziendale è scorretto, è automaticamente illegittimo. Non si potrà più negoziare sulla trasparenza».

Il cittadino come “Grimaldello Ambientale”

In questo scenario, il consumatore diventa il vero guardiano dell’ecosistema. Agganciandosi all’articolo 38 della Carta di Nizza (che tutela i consumatori subito dopo l’articolo 37 dedicato all’ambiente), il cittadino comune, supportato dalle associazioni, avrà in mano una vera e propria “Black List” di comportamenti vietati a livello europeo. Denunciare una finta etichetta biologica o un bilancio di sostenibilità ingannevole non sarà più solo una battaglia commerciale, ma una difesa attiva dell’ambiente.

Il monito della Polizia Postale: il volto oscuro dell’IA

Se la legge si adegua, la criminalità informatica non resta a guardare. Al convegno di Catania, il contributo di Marcello La Bella (Dirigente della Polizia Postale per la Sicilia) ha svelato il rovescio della medaglia tecnologica. L’Intelligenza Artificiale generativa viene già utilizzata per affinare le condotte illecite, creare deepfake e, soprattutto, profilare chirurgicamente i consumatori per intercettarne le vulnerabilità. Una minaccia che tocca da vicino anche il finto mercato ecologico, dove gli algoritmi possono confezionare e-commerce esca e campagne pubblicitarie apparentemente perfette, pensati proprio per aggirare i nuovi divieti e raggirare i cittadini più sensibili all’ambiente.

La sfida digitale per le associazioni dei consumatori

In questo scenario di luci e ombre, la vera partita si giocherà sulla capacità di monitorare i mercati digitali. «L’IA in questi contesti tende a replicare e ottimizzare i comportamenti scorretti – conclude Ivano Giacomelli –. Sarà una sfida epocale per le associazioni dei consumatori, che dovranno evolversi per contrastare queste nuove trappole. Ma la strada è tracciata: i diritti dei cittadini non sono più negoziabili».

Monica Adorno