Da luogo tranquillo e accogliente a simbolo di regole spesso disattese. Il racconto di Alfio Franco Vinci tra nostalgia, degrado urbano e convivenza civile

Senza scomodare John Milton e il suo Paradise Lost del 1667, l’esperienza di vedere trasformarsi un luogo amato in un “paradiso perduto” non è certo piacevole.
Quando, nel 1991, iniziai a trascorrere le estati a Letojanni, trovai una località di mare pulita, tranquilla e ordinata. Un luogo dove i nostri figli potevano uscire serenamente la sera e dove eventuali eccessi venivano subito contenuti grazie alla presenza delle forze dell’ordine e a un diffuso senso civico.
Con il passare degli anni quella sensazione di “buen retiro” si è progressivamente affievolita. Le ordinanze comunali non mancano, ma troppo spesso restano prive di un’effettiva applicazione.
Il 2 agosto dello scorso anno, proprio su queste pagine, raccontai la spiacevole esperienza di essere stato insultato e minacciato per aver richiamato un gruppo di giovani che, in pieno giorno, teneva comportamenti poco rispettosi sul lungomare e all’interno dei negozi della zona.
Allora scrissi che non mi sarei arreso di fronte a una crescente inciviltà. Oggi, però, faccio più fatica a mantenere quell’ottimismo.
Il sindaco, va detto, opera con le risorse e il personale di cui dispone. Tuttavia, la percezione di molti cittadini è che le regole esistano soltanto sulla carta.
Ieri sera, tra le 21 e le 23, un noto locale del lungomare diffondeva musica a un volume tale da rendere impossibile la conversazione perfino ai clienti del ristorante adiacente. Nessuno è intervenuto.
Poco dopo è iniziato il consueto passaggio di scooter con due persone a bordo senza casco, tra accelerate e impennate. Anche in questo caso, nessun controllo.
Fortunatamente la Bandiera Blu, di cui il paese può fregiarsi con orgoglio, valuta la qualità del mare. Se dovesse misurare anche il rispetto delle regole e la vivibilità degli spazi pubblici, il giudizio sarebbe probabilmente meno lusinghiero.
Peccato.
Per chi ha conosciuto la Letojanni di un tempo, il rischio è quello di assistere, anno dopo anno, alla perdita di un piccolo paradiso.
Alfio Franco Vinci
