Al Bastione degli Infetti, Chiaraluce Fiorito porta in scena le storie delle persone senza dimora. Uno spettacolo che interroga il pubblico su fragilità e indifferenza

La precarietà, la perdita della casa, l’indifferenza e le storie di chi vive ai margini della società. Sono i temi che Chiaraluce Fiorito ha portato in scena il 24 ottobre al Bastione degli Infetti di Catania con «La mia casa è la strada – I filosofi invisibili della vita», spettacolo itinerante che invita il pubblico a interrogarsi sulla condizione delle persone senza dimora.
L’attrice, autrice e regista ha proposto la pièce nell’ambito di «Uno. Nessuno. Centomila INVISIBILI», progetto teatrale ideato da Rebetiko Produzioni ETS e inserito nei Progetti speciali teatro 2026 del Ministero della Cultura.
Per circa 75 minuti, lo spettacolo ha accompagnato gli spettatori in un percorso tra testimonianze, riflessioni e storie di persone che, per ragioni diverse, hanno perso la propria casa e vivono in strada.
Le storie degli invisibili prendono vita al Bastione
Il lavoro nasce da un’attività di ricerca e da lunghe interviste, condotte anche con il contributo di chi si occupa quotidianamente delle persone senza dimora.
Da queste testimonianze Chiaraluce Fiorito ha costruito una narrazione che attraversa due ambienti del Bastione degli Infetti, dando voce a esperienze difficili, ma anche a desideri, speranze e modi diversi di affrontare la precarietà.
Con la collaborazione di Paolo Toti Guagenti, l’attrice ha dato vita a personaggi e situazioni attraverso una messinscena essenziale.
Cartoni, coperte, un foulard, abiti colorati, una borsa di plastica e un trolley hanno contribuito a ricreare gli spazi e gli oggetti di una quotidianità segnata dall’incertezza.
Alle interpretazioni dal vivo si sono affiancate alcune registrazioni audio, che hanno restituito ulteriori voci e testimonianze.
Uno spettacolo che interroga le coscienze

La forza del lavoro risiede soprattutto nella sua capacità di mostrare l’aspetto umano delle persone che vivono in strada, senza ridurle alla loro condizione di marginalità.
Fiorito ne racconta le difficoltà, ma lascia emergere anche la consapevolezza, i pensieri e quella particolare filosofia di vita che talvolta nasce dall’esperienza della precarietà.
La messinscena, essenziale e a tratti cruda, crea un rapporto diretto tra interprete e pubblico. Il percorso tra gli ambienti del Bastione diventa così anche un’occasione di confronto con realtà che spesso restano fuori dallo sguardo quotidiano.
«La mia casa è la strada» affronta un tema di forte attualità e invita a riflettere sulla fragilità delle sicurezze personali, sul rischio dell’esclusione sociale e sull’indifferenza che può accompagnarla.
Il pubblico ha accolto lo spettacolo con calorosi applausi, riconoscendo il valore di un’iniziativa che unisce ricerca sociale e linguaggio teatrale.
Resta, soprattutto, una domanda che riassume il senso della rappresentazione e che ciascuno spettatore può rivolgere a sé stesso: «E se un giorno mi ritrovassi io al loro posto?»
