“La mandragola” effetto punk con la regia di Mara Di Maura per il teatro Ridotto di Catania

Mara Di Maura - “La mandragola

Mara Di Maura – “La mandragola

Dopo “’A vilanza”, uno dei due testi scritti a quattro mani da Pirandello e Martoglio, e “Femminile singolare”, spettacolo tutto “in rosa” andato in scena l’8 marzo, la Sala Teatro Ridotto di Catania (via Strano 25, zona Cibali) ha concluso la stagione 2014-2015 all’insegna dell’allegria con la commedia brillante “La mandragola”, classico di Machiavelli che l’attrice e regista Mara Di Maura ha ridotto e adattato per la sensibilità del pubblico di oggi. La Firenze rinascimentale si è trasformata nella Roma odierna, crocevia di personaggi di diversa provenienza geografica, il linguaggio si fa moderno, le musiche originali assumono le sonorità contemporanee, la collocazione temporale è volutamente indistinta.

Callimaco (il giovanissimo Francesco Fichera) è uno scapestrato e somiglia molto a un punk mentre il suo servo Sirio diventa un’intrigante Siria (Rossella D’Angelo), esotica tanto quanto lo è il suo evocativo nome.

«Nell’adattare un classico del teatro rinascimentale alla sensibilità del pubblico contemporaneo – ha spiegato Mara Di Maura, di recente impegnata al Teatro Stabile di Catania ne “La volata di Calò” di Savatteri per la regia di Fabio Grossi – ho cercato di tener fede all’essenza del testo machiavelliano: finzione, che qui fa rima con divertimento, anzi corrisponde proprio con esso».

La mandragola

La mandragola

«Il tradimento, necessario perché finalizzato alla procreazione, è infatti solo un espediente per suscitare il riso e innescare la situazione comica che si sviluppa sempre più fino all’inaspettata sorpresa del finale. “Ma il divertimento che ne deriva – ha continuato l’attrice – è amplificato dalla consapevolezza stessa di muoverci all’interno di una doppia finzione. Il palco diventa una piazza che, a sua volta, è essa stessa palcoscenico».

Perché non è nient’altro che questo il raggiro organizzato da Ligurio (la stessa Mara Di Maura) ai danni di uno sciocco e vanesio “dottore” (il bravo attore catanese Gianni Sciuto) attorno al quale si muove tutta la vicenda: un “teatro nel teatro” che è anche celebrazione del teatro come vita e viceversa.

Attorno ai protagonisti un drappello di vivaci personaggi, dall’avido fra’ Timoteo (Giuseppe Di Maura) alla caratterizzazione “partenopea” di Sostrata (Francesca Barresi) alla bella Lucrezia (Rebecca napoletano, anche direttrice di scena). Le scenografie, firmate da Fabio Casà, evocano le atmosfere degli ambienti industriali delle metropoli contemporanee, le coreografie delle danze orientali sono curate da Angela Fabiano mentre le ritmate musiche originali eseguite all’ukulele sono di Ruggero Di Maura.

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