Etna, neve e impianti. La storia degli espropri scaduti e di un monopolio raccontata dal sindaco di Nicolosi Nino Borzì

Il sindaco Nino Borzì di Nicolosi

Il sindaco di Nicolosi, Nino Borzì, durante la conferenza stampa

Nicolosi – Apertura degli impianti sciistici a rischio, comunicati stampa infuocati tra Funivia dell’Etna e Turistica Mongibello contro il sindaco Nino Borzì e l’amministrazione tutta di Nicolosi. Operatori turistici con le dita incrociate da un lato e i petali delle margherite dall’altro nella speranza che nevichi abbastanza per convincere gli amanti della neve a soggiornare a Nicolosi. Dopo la conferenza stampa del sindaco Borzì è arrivato il  sereno che, però, sembra avere le ore contate in attesa della conferenza stampa anticipata – ma non ancora fissata – da Funivia dell’Etna.

Sindaco, quest’anno l’atmosfera invernale a Nicolosi è davvero infuocata. Sindaco cosa sta succedendo?
“Nel 2011 scade la concessione di affidamento di questi impianti a Funivia dell’Etna rilasciata, all’epoca, dalla precedente amministrazione. A marzo 2011 avrebbero dovuto consegnare gli impianti al Comune che avrebbe dovuto, e voluto, procedere a un nuovo affidamento. Facciamo richiesta di restituzione degli impianti, ma Funivia dell’Etna non si presenta e successivamente ci dice che gli impianti non li avrebbero riconsegnati perché insistono su terreni in parte di loro proprietà e in parte di proprietà di terzi. Per essere precisi gli impianti si trovano su terreni del Comune, di Funivia dell’Etna e di turistica Mongibello.

«Nel frattempo mi resi conto che la procedura di esproprio, messa in atto dopo l’eruzione del 2001 e del 2002, era divenuta illegittima e noi avevamo occupato senza potere. La procedura può riaprirsi con la nuova normativa (art. 42BIS del Testo Unico delle espropriazioni) che dice “per tutte le espropriazioni divenute illegittime, i Comuni possono procedere a una acquisizione sanante”».

Cos’è un’acquisizione sanante?
«In pratica bisogna riconoscere il valore del terreno più un 10% di danni che abbiamo provocato, più un 5% di occupazione illegittima dei terreni per ogni anno di occupazione. In totale il Comune dovrebbe pagare circa 500mila euro. Nel 2015 siamo riusciti a sbloccare il Patto di Stabilità e abbiamo messo in bilancio l’accensione del mutuo nel 2016 per acquisire i terreni».

Ci sono state offerte d’acquisto?
«Nel passato erano uscite cifre anche di due milioni di euro, ma non è mai stata fatta un’offerta reale. Ma alla base c’è la scelta e la decisione – anche politica, sottolinea Borzì – di non vendere beni costruiti con i soldi pubblici e che offrono un pubblico servizio».

È vero che Turistica Mongibello ha chiesto due milioni di euro?
“Sì, ma si basano su un valore inesistente frutto della compravendita (a 25 euro/mq) di una strada che porta alla stazione di partenza della funivia, quindi di un bene completo fatto di muri di sostegno e altro. Tra l’altro una strada che conduce al proprio bene, per il quale, quindi, l’interesse è manifesto. Il nostro esproprio si riferisce a terreni incolti anche molto più alti e per lo più non raggiungibili dalle persone e dove non è possibile realizzare nulla: non esiste il Piano territoriale del Parco dell’Etna, non esiste il Piano particolareggiato. Per quanto sia zona C altomontana se prima non vengono approvati questi Piani non potrà subire nessuna miglioria. Ecco perché la nostra valutazione – attualmente allo studio degli uffici, in effetti, aggiunge il sindaco Borzì – è di 5 euro al mq (comprensivi di tutte le rivalutazioni) e si basa su una vecchia sentenza 1987/88 a seguito della quale il Comune è stato costretto a pagare per dei terreni circa tremila lire a mq. Da questa valutazione, rivalutata, siamo arrivati ai 5 euro che proporremo alla dita per l’acquisizione bonaria. Se non accetteranno procederemo ugualmente. E poi sarà un giudice a stabilirne il valore”.

Anche gli altri anni ci sono stati questi problemi?
“No. L’unica risposta che riesco a darmi è che quest’anno il Comune sta definendo queste pratiche, che diventerà proprietario di questi impianti e che farà una gara per affidarli. Come è giusto che sia. Anche perché non posso andare alla Corte dei Conti per spiegare perché ho fatto un affidamento diretto per 29 o per 15 anni. Il massimo che avremmo potuto concedere erano sei anni, perché corrispondeva a una forma transattiva: gestione degli impianti contro i terreni, il comune non paga i 500mila euro e ti ricompensa per i terreni”.

Funivia dell’Etna ha chiesto di averli per 15 anni in cambio di tutta una serie di opere che devono essere fatte agli impianti e al territorio… spese ingenti.
“Quando l’amministrazione farà la gara per l’affidamento degli impianti verrà specificato che dovranno essere fatti diversi lavori: nel secondo impianto costruito malissimo senza poterlo utilizzare, giusto per fare un esempio. Ma dirò anche di più, dirò che la seggiovia può funzionare anche durante il periodo estivo e non solo in quello invernale. La stragrande maggioranza delle persone che salgono sull’Etna dal versante sud si lamentano dei prezzi davvero spropositati. Non si possono chiedere 62 euro a persona per salire a 3000 metri. Il problema vero è che non vogliono procedere a una gara per evitare concorrenza. Io non posso consentire questa situazione da monopolio”.

Funivia dell’Etna si era offerta di pagare lei gli espropri.
“Sì ma 15 anni non sono remunerativi per l’amministrazione, sei anni invece li possiamo giustificare davanti alla Corte dei Conti”.

Da cosa dipende questa “giustificazione”?
“Sono valutazioni economiche. È chiaro che attivare la seggiovia nel periodo estivo produce utili maggiori rispetto alla sola funzionalità invernale sulla quale non si guadagna. È più difficoltosa, ha più oneri e spese. Non è un caso che nelle maggiori località turistiche invernali gli impianti vengono aperti con il contributo degli enti pubblici. Da noi potrebbero funzionare in estate e invece li teniamo chiusi. Dobbiamo proporre ai turisti offerte variegate e con prezzi più bassi. Secondo noi il biglietto è più caro di almeno 4/5 euro”.

Perché negli ultimi due anni gli impianti non sono stati aperti?
“Meno neve degli anni precedenti e poi perché Funivia ritiene che c’è troppo poco innevamento per aprire la seggiovia che è troppo bassa. L’impianto dell’Omino non si può aprire per questioni tecniche: quando nevica la stazione di partenza viene sommersa perché è stato costruito male. Il terzo impianto (Monti Silvestri) è quello che ha funzionato di più e che gli consente di giostrare bene tutta la situazione”.

Monica Adorno

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