San Berillo teme una nuova deportazione

San Berillo CataniaCatania – Non c’è pace per il cuore di Catania. Lo storico quartiere di San Berillo, o meglio, quello che ne rimane dopo lo sventramento di gran parte di rione sul finire degli anni Sessanta, sta infatti letteralmente cadendo a pezzi, sotto il peso dell’incuria, dell’abbandono e del tempo, non solo atmosferico.
Due crolli nel giro di meno di un mese, ai due lati opposti del rione – oggi ridotto a un quadrilatero racchiuso tra le vie Di Sangiuliano, Ventimiglia, Di Prima e Coppola – in via Carramba e in via Pistone, svelano la fragilità di uno dei luoghi simbolo della storia di una città di mare, fatta di vicoli e vanedde, di cortili e di bassi.

Proprio quei bassi, abitati da qualche artigiano, ma prevalentemente da immigrati e dalle operatrici del sesso che da decenni occupano, abusivamente o meno, i palazzi lasciati marcire dai proprietari (non tutti, certo, ma la maggior parte), tanto da aver fatto di San Berillo un quartiere a luci rosse, oggi sono a rischio sgombero da parte di un’amministrazione comunale che si è trovata a fronteggiare lo sgretolamento fisico del quartiere. Fisico ma non sociale: chi vive lì è lì che vuole rimanere, rivendicando l’aver operato da custode nei decenni, di aver impedito la perdita del patrimonio storico e immobiliare di uno dei quartieri più antichi della città.

Questo cerca di fare il Comitato Cittadini attivi di San Berillo, Reba e il suo museo, Panvision, l’associazione che gestisce i tour di San Berillo segreto, fatto di aneddoti e di altarini, di racconti intrisi di catanesità.

Insieme a loro, la Fabbrica del decoro, voluta dall’assessore all’Urbanistica Salvo di Salvo per coordinare interventi, azioni e promozioni per far rinascere il quartiere.

Che sembra però non voler aspettare la società civile, meno ancora le istituzioni che colpevolmente, nei decenni, hanno lasciato marcire un pezzo di storia di Catania. Più o meno tutte. Non si ricordano seri interventi di recupero del quartiere, se non quelli timidi di sgombero dei bassi, effettuati alla fine degli anni Novanta, e quelli dei primi anni Duemila, quando venne rifatta la pavimentazione e l’illuminazione.

San Berillo CataniaProfondi no. Del Comune di Catania che abbia imposto ai proprietari il recupero o almeno la messa in sicurezza, non c’è ricordo. Oggi, questa operazione risulta ancora più difficile: molti risultano irrintracciabili, altri sono defunti e hanno lasciato palazzi e immobili a chissà chi. Agire in danno, da parte di un’amministrazione in gravi difficoltà economiche – il Comune di Catania, dal 2013, è in pre dissesto, legato a filo doppio al Piano di riequilibrio finanziario che ne impedisce il default. Che fare dunque? Intanto, il sindaco ha immediatamente emesso un’ordinanza per la chiusura al traffico anche pedonale delle vie Pistone, Reggio e delle Finanze e di un tratto della via Buda. L’ordinanza prevedeva inoltre lo sgombero degli immobili nella zona a rischio e la loro chiusura. L’area è stata circoscritta e isolata con transenne.

Come agire oltre l’emergenza, però, pare risulti difficile anche per l’attuale Giunta comunale, guidata da Enzo Bianco, che invoca l’intervento del Prefetto. Il Comune ha chiesto alla Prefettura l’apertura di un tavolo tecnico con la Protezione civile regionale allo scopo di dichiarare per quest’episodio lo Stato di Emergenza e Calamità collegabile anche alle forti piogge di qualche settimana fa e allo scopo di individuare anche eventuali altre criticità.

Un appuntamento al quale i cittadini non vogliono mancare. Il Comitato San Berillo chiede infatti di partecipare ai tavoli tecnici convocati dal Prefetto di Catania. “Il Comitato – si legge in una nota – e tutti gli abitanti del quartiere sono preoccupati delle sorti future del quartiere e vogliono poter dare il proprio contributo sulle scelte che verranno fatte”.
Se ne verranno fatte.
M.T.

San Berillo CataniaLa storia del quartiere a luci rosse

La storia dell’attuale San Berillo è la storia di una parte più ampia di città. Parte integrante del quartiere ottocentesco era infatti ciò che oggi appare solo come uno sventramento: il corso Martiri della Libertà, sventrato nel 1957. Il rione che oggi la città rischia di perdere è tutto quello che resta di quell’area molto più ampia, caduta sul finire degli anni Cinquanta, sotto la scure della speculazione edilizia.
Allora, gli abitanti del quartiere vennero trasferiti in periferia, a San Leone ma che venne nostalgicamente chiamato San Berillo nuovo, perdendo radici e identità. Una “deportazione” che danneggiò ulteriormente l’area, emarginando chi decise di rimanere in ciò che restava del quartiere.
Uno spostamento coatto è ciò che si teme anche adesso.

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