Catania da Mangiare conquista il pubblico dal panino nero al cioccolato

CATANIA – Dal panino nero al pastrami, dal sushi alla pasta alla Norma, passando per arancini, cipolline, siciliane, pizze, dolci e cioccolato. Ce n’era davvero per tutti i gusti alla prima edizione di Catania da Mangiare – Il Festival, che giovedì 29 ottobre ha trasformato Piazza Scammacca in un grande percorso gastronomico dedicato alle specialità del territorio e alle loro interpretazioni più contemporanee.

Quarantacinque aziende partecipanti, dieci aree gastronomiche e un pubblico chiamato ad assaggiare e votare le proprie preferenze. Una serata all’insegna della scoperta e della convivialità, nella quale ogni area proponeva un’esperienza diversa, permettendo ai visitatori di passare dai sapori più familiari a preparazioni meno consuete.

Il Festival aveva registrato il tutto esaurito già una settimana prima dell’apertura, con i biglietti disponibili esclusivamente online. La scelta del numero chiuso, senza vendita all’ingresso, ha permesso di organizzare un percorso di degustazione senza trasformarlo in una corsa agli stand.

Un passaporto per dieci aree del gusto

Il meccanismo era semplice e coinvolgente. All’ingresso, ogni partecipante riceveva un carnet suddiviso in dodici tagliandi: dieci per ritirare gli assaggi nelle rispettive aree gastronomiche, uno dedicato alle bevande e uno per esprimere la propria preferenza.

Un piccolo passaporto del gusto che accompagnava i visitatori attraverso le dieci postazioni numerate, ciascuna con le proprie specialità.

La serata era cominciata alle 18.30 con gli accrediti e l’apertura dei banchi dedicati a cocktail, vini dell’Etna e birre artigianali. Dalle 19.30 il percorso gastronomico è entrato nel vivo, mentre dalle 21.30 è stato possibile tornare liberamente alle postazioni preferite.

Dalla tradizione alle nuove interpretazioni

Accanto ai grandi classici della gastronomia catanese, come arancini, cipolline e siciliane, trovavano spazio preparazioni più elaborate e accostamenti originali.

Tra gli assaggi, il pane di riso nero accompagnato da olio extravergine d’oliva, il panino nero, il pastrami e le proposte di sushi, senza dimenticare la pasta alla Norma, le pizze e gli immancabili prodotti della tavola calda.

La varietà era uno degli aspetti più riusciti della manifestazione. Ogni area offriva un’esperienza diversa, permettendo di passare dai sapori della tradizione a preparazioni più creative, senza perdere il legame con la cultura gastronomica della città.

E poi il capitolo dei dolci, altrettanto ricco: rame di Napoli, gelati, cheesecake, piccoli dessert al cucchiaio, cioccolatini e panettoni. Una successione di profumi, colori e consistenze che rendeva difficile scegliere a quale assaggio dedicare la propria preferenza.

Dalle fave di cacao al cioccolato: la scoperta di Equadoro

Tra le realtà presenti, particolarmente interessante quella di Equadoro, azienda catanese che lavora le fave di cacao per trasformarle in cioccolato.

Una produzione che parte dalla materia prima e segue le diverse fasi della lavorazione fino alla realizzazione di tavolette, creme spalmabili e altre specialità.

Durante la degustazione è stato raccontato un processo di trasformazione che richiede oltre 72 ore di lavorazione. Un percorso nel quale il cacao diventa protagonista e il prodotto finale restituisce caratteristiche aromatiche differenti a seconda delle materie prime e degli abbinamenti scelti.

Tra gli assaggi, particolarmente riuscito il cioccolato al mandarino, nel quale le note agrumate accompagnano il gusto intenso del cacao senza sovrastarlo.

Una scoperta interessante, che dimostra come anche a Catania ci siano realtà impegnate nella lavorazione del cioccolato a partire dalle fave e nella ricerca di nuove combinazioni di sapori.

Il pubblico sceglie l’area 10: “Catania vista mare”

Uno degli elementi distintivi del Festival è stato il coinvolgimento diretto dei partecipanti, chiamati non soltanto ad assaggiare le proposte gastronomiche, ma anche a votare la propria area preferita.

A raccogliere il maggior numero di preferenze è stata l’area numero 10, “Catania vista mare: gli chef catanesi”, che ha visto protagonisti Williamas Cioffi (Moodika), Carmelo Marino (MM Street), Alessandro Foti (Acqua Pazza) e Manuel Tropea (Concezione).

Una proposta che ha portato lo street food verso interpretazioni più ricercate, dimostrando come le ricette popolari possano dialogare con la cucina d’autore.

Il riconoscimento del pubblico ha premiato il lavoro dei quattro chef, ma il vero protagonista della serata è stato il panorama gastronomico catanese nel suo insieme, con le sue tradizioni e la capacità di rinnovarsi.

Dal web alla piazza: il futuro del Festival

Nato dall’esperienza della community digitale Catania da Mangiare, il Festival ha trasferito nella dimensione reale il confronto quotidiano sui locali e sulle specialità cittadine.

«Vedere una risposta così calda al nostro primo evento dal vivo conferma che Catania ha una voglia enorme di raccontarsi attraverso il cibo», ha dichiarato Marco Rizza, organizzatore del Festival e fondatore della community.

Il successo della prima edizione ha già spinto gli organizzatori a guardare avanti. L’obiettivo, annunciato da Rizza, è trasferire la prossima edizione in una delle piazze storiche della città, per accogliere un pubblico più ampio e consolidare la manifestazione come appuntamento del calendario enogastronomico catanese.

Dietro l’organizzazione, oltre alle aziende partner, il lavoro delle agenzie 170gradi, Sullaluna e Kiube Studios.

L’impressione, attraversando le diverse aree, è stata quella di una città capace di raccontarsi attraverso il cibo, mettendo insieme tradizione, creatività e voglia di sperimentare.

E, al di là delle preferenze espresse dal pubblico, il risultato più interessante è forse proprio questo: aver riunito in un’unica serata tante espressioni della gastronomia catanese, offrendo l’occasione di conoscerle, confrontarle e, soprattutto, assaggiarle.

Perché, alla fine, il modo migliore per raccontare il cibo rimane sempre quello di provarlo.

Monica Adorno

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